martedì 17 novembre 2015

#TihoVistacheRidevi al Liceo Classico "Tommaso Campanella" di Reggio Calabria

Grazie all'impegno dei professori che hanno fatto leggere il nostro #TihoVistacheRidevi, domani saremo ospiti al liceo classico "Tommaso Campanella" di Reggio Calabria.
Ecco cosa dirà il nostro Lou Palanca 2:


Vi scrivo dall'isola di Lesbo consacrata per l'eternità alla poesia dalla poetessa Saffo. E qui alzo le braccia in segno di resa e prendo in prestito le parole che amo ripetere, di una professoressa che a ragione sostiene, che per qualche frammento di Saffo in più darebbe in cambio tutta la letteratura latina!
Vi scrivo da qui,  perchè dove più pura ed alta è stata la poesia, oggi in quei luoghi migliaia di rifugiati attendono di entrare in Europa, di trovare una minima aspettativa di vita che possa trasformarsi in futuro.
Da questi bassifondi dell'umanità scriviamo e cerchiamo di raccontare vicende espulse dal vortice della storia ufficiale, quella che finisce nei vostri libri, che si ostina sempre a rilanciare e raccontare storie di re, papi, principi, eroi o tiranni, guarda caso sempre maschi.
Ecco anche perché la maggior parte dei nostri personaggi che popolano i romanzi che scriviamo  sono donne, alle quali la politica, la storia, la letteratura hanno spesso tolto voce.

Vi scrivo da Brancaleone, profondo Jonio, dal confino politico al quale venne condannato dal fascismo Cesare Pavese.
Dalle Langhe allo Jonio calabrese il viaggio al contrario della nostra Dora e delle calabrotte che abbiamo raccontato in Ti ho vista che ridevi.
Dal chiuso della sua stanzetta disadorna e povera scriveva alla sorella:
 LIBRI MIEI DA MANDARMI.
I due voll. Il Libro della Giungla,  di R. Kipling
Poi, tra le grammatiche, i due voll. del Rocci, Grammatica Greca e Esercizi Greci.
Poi un volume:  Il dialetto omerico. E finalmente, “Forme verbali greche del Pechenino.”
Capite nel momento più basso e doloroso della condizione umana, il carcere, sebbene a cielo aperto, Pavese si aggrappa a quello che lo aiuta a resistere, i libri, lo studio, la cultura. 
E voi che libri portereste con voi per resistere?! In quali libri cerchereste la forza di sognare ancora, di studiare ancora per formarvi e non farvi piegare?! Certo la biblioteca di Alessandria non è possibile portarsela dietro, ma qualche volume può arrivare anche in carcere, cosa che come sapete riuscì anche a Tommaso Campanella.
Ecco la fuga nella letteratura, nella scrittura, nello studio, non è una fuga dal reale, ma la dimostrazione che la vita da sola non basta, ed è per questo che noi come collettivo siamo forti lettori; circolano tra di noi molti libri e le scoperte sono continue, scrive e leggere è il proseguimento naturale delle scelte che compiamo e viviamo tutti i giorni.

Vi scrivo da Kobane, se non sapete dov’è non è colpa vostra e neppure della vostra professoressa di GeoStoria, perché Kobane fa parte delle Libera Repubblica di Rojava nel Kurdistan siriano, non esiste.
Non esiste per la geografia, né per la geopolitica, né per i media, eppure lì in questa città sperduta del medioriente è in atto da quasi due anni un miracolo di lotta e convivenza.
Le donne kurde si sono organizzate per contrastare l’avanzata dell’Isis  e lo hanno fatto non solo in maniera militare, ma proponendo un modello di società completamente alternativo, sia al fanatismo religioso, sia alle democrazie occidentali.
La loro repubblica infatti, è basata sulla democrazia diretta, sulla convivenza e la libertà religiosa, sulle libertà e i diritti di genere.
Sono rimaste sole a combattere i tagliagole dal fanatismo religioso mascherato, ma ironia della sorte
dal 1997 questi gruppi sono stati inseriti dal Dipartimento di stato americano nella black list dei gruppi terroristici http://www.state.gov/j/ct/rls/other/des/123085.htm.
La verità storica ci dice che sul campo, a viso aperto, l’uno di fronte all’altro, senza la vigliaccheria del terrorismo stragista messo in atto l’altra sera a Parigi, le brigate curde hanno più volte sconfitto l’esercito del Daesh e riconquistato importanti città tra le quali appunto Kobane e Tal Abyad.
Quando mi chiedono cosa si può fare contro queste forme di terrore, oltre al lavoro costante educativo, culturale sul fronte della pace e della convivenza, rispondo cominciamo a sostenere le cause dei popoli oppressi, i palestinesi, i curdi, che non stanno a guardare o ad aspettare che l’occidente sganci bombe in maniera indiscriminata così com’è stato per anni in Afganistan dove ancora oggi le donne sono costrette al burqua e dove il terrorismo è più forte di prima.
Vi suggerisco oltre all’esaustivo post su: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=18609 e visto che molti tra voli sono appassionati di fumetti, il libro di Zerocalacare Kobane Calling, un reportage del bravissimo disegnatore romano.

Per ultimo vi scrivo da qui, da queste aule, dal vostro Liceo classico Campanella, che non è solo antico per i duecento anni che ha compiuto, ma è radice di qualcosa che non dovete vivere e non dobbiamo insegnarvi come belle lettere che producono solo “nostalgia”.
Il modo, l’arte, la cultura non si fermeranno mai, andranno avanti finchè esisterà l’uomo, finchè avremo occhi che sanno stupirsi di fronte alla bellezza; ma non è mai una fuga in avanti, anzi ognuno degli “orribili lavoratori” che riprende il cammino continua un lavoro, un sentiero già tracciato che ha una radice, un’origine, senza di essa finirebbe come una breve fiammata senza lasciare nulla.
Anche noi abbiamo fatto questo “scavo” non solo per ritrovare storie, ma anche nella scelta di scrivere collettivamente, sebbene oggi in molti vedono oggi una forma di scrittura nuova, ma non c’è nulla di più antico, Omero e Shakespeare lo testimoniano, a meno che non abbiate una fonte certa sulle identità di questi due giganti dell nostra cultura, ecco io credo che per quello che hanno scritto, per come lo hanno scritto, sia opera di più mani e come ben sapete la mia non è solo una suggestione romantica i materia ci sono numerosi studi.
Tornare a quella radice quindi non significa fermarsi lì ad una contemplazione estatica, ma ritrovare le energie per lottare ancora oggi…avete mai letto l’epigrafe della tomba di Jim Morrison a Père Lachaise?

Κατα τον δαιμονα εαυτου”    

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