martedì 21 aprile 2015

Catanzaro Libera Catanzaro...prima che sia troppo tardi.

Sono nato in una viuzza del centro storico di Catanzaro. Ho avuto la fortuna di vivere per diversi anni fuori dalla Calabria e di viaggiare molto, in Italia e all’estero. Ovunque e sempre mi è capitato di parlare della mia città: della sua identità, della sua vocazione amministrativa e calcistica, dei suoi pregi e dei suoi difetti, di ciò che mi ha dato e di ciò che mi ha sottratto. Mille volte mi è capitato di spiegare, con un certo orgoglio, che Catanzaro è una città civile, mite, sana. Non ho mai negato che – come tanti altri pezzi d’Italia – essa sia attraversata dal clientelismo, mortificata dalle raccomandazioni, zavorrata dal malaffare, ma ho sempre potuto aggiungere che - a differenza di altre zone del Sud - non è mai esistito un controllo capillare del territorio o una radicata mentalità mafiosa. Catanzaro – concludevo scandendo le parole – è una città Libera.

Mille difetti, dunque, ma non quello della mafia. Almeno fino a poco tempo fa: prima che si scatenassero le minacce, le taniche di benzina, le bombe alle macellerie e via discorrendo. Si fa un gran parlare in questi giorni, delle cause di questa ondata di criminalità, dell’impatto che la ripetizione ravvicinata degli attentati può produrre sulla percezione collettiva, del rumore degli equilibri che si frantumano e del silenzio che invece accompagnerà la loro ricomposizione. Sinceramente, si tratta di riflessioni che mi interessano relativamente. Riflessioni importanti, utili, fondamentali sotto alcuni punti di vista, ma proprie delle forze dell’ordine, della magistratura, degli esperti. A me interessa soprattutto che queste cose accadono, ancor più del perché accadano.
A me interessa, come semplice cittadino, contribuire a salvaguardare il futuro collettivo di questa comunità che si chiama Catanzaro, non dovermi abituare a vivere in una città in cui sia normale che gli stabilimenti balneari prendano fuoco o che i consiglieri regionali debbano vivere con la scorta. C’è un momento in cui un insieme di persone o è una comunità o non è, un momento in cui una città ha una voce unica o è destinata a restare muta per sempre.
            Credo che questo sia il momento di essere, di parlare, di partecipare. Per tali ragioni sarò in Piazza Prefettura – con Libera e con le altre mille associazioni che sostengono questa iniziativa – il prossimo 24 aprile.
E spero che la pizza sia piena di gente, sia colorata, sia rumorosa. Spero che le forze civili della mia città siano all’altezza dei nostri desideri e della tradizione di Catanzaro. E sono fermamente convinto che una piazza piena restituirebbe fiducia ai catanzaresi: fiducia in loro stessi e fiducia in una città che in questi anni è andata ulteriormente sfilacciandosi, impoverendosi, svuotandosi di punti di riferimento e di senso.

Nel parco della biodiversità è esposta una bellissima opera di un grande artista straniero, che raffigura un uomo che misura le nuvole. Venerdì 24 aprile, Catanzaro misurerà il suo grado di libertà, la sua disponibilità alla partecipazione, la sua voglia di futuro.

Nicola Fiorita

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