martedì 30 dicembre 2014

El soldatin Bepin. Prima che la terra tremi. Il nuovo racconto dei Lou Palanca.


Lo sguardo sullo Stretto di Messina di Bepin. Disegno di Sabrina Bagnato



    
A quest’ora ero in canottiera  al fiume a pescare con mio zio.Santo Stefano ma quanti pesci ci sono in fondo a questo mare? Mi g’ho paura. Eppure di fronte vedo le luci di Messina che mi danno un po’ sicurezza.
Da dove arriverà il nemico?  Dal Tirreno o dallo Jonio, anche se qui davanti a me si mescolano e non ci capisco più nulla.
Anche se io preferisco lo Jonio, non so perché forse perché  è profondo, celeste e caldo, il Tirreno è freddo blu notte e pieno di bastardelli.
Guardo la cipolla che mi ha regalato il nonno Gino, sono le 5 e 50 fra poco il mio turno di guardia notturno finisce e posso smontare la baionetta.
Me ciamo Benedetto Dal Pozzo, ma tutti qui me ciamano Bepin.
Vengo da una famiglia di segantini,  tagliamo il bosco da generazioni; mio padre, mio nonno, il mio bisnonno tutti segantini.
Usciamo quando il sole ancora non è già sorto e torniamo a casa quando è tramontato, una vita sui monti, ma sotto padrone.
I tronchi che tagliamo sono i migliori, ma ad arricchirsi è solo quel Motta lì di Perarolo che ad aumentare la paga giornaliera non ne vuole sapere.
Sono un fante scelto artigliere del XII battaglione Magenta, brigata “Catanzaro”, classe 1897, una classe di ferro almeno così ci dicono i sottoufficiali che ci fanno marciare tutto il giorno.
Meglio marciare che marcire! Passo! Passo! Cadenza” urlano come  le vacche delle mie malghe.
Ogni tre giorni mi tocca il turno notturno, ah già non l’ho mica detto, sono di stanza al forte Gullì di Arghillà.
Come dite?!?  Non sapete dove si trova?
 Bhè neanche io lo savaria prima della destinaziun, non c’era neppure sulla carta della scuola che mi ha fatto vedere la maestra.
Insomma non so spiegarvelo, ho fatto solo le prime due classi, Arghillà è vicino Reggio in Calabria, dove finisce l’Italia!
Vi sembrerà strano ma preferisco fare la sentinella che marciare, tirare con il moschetto o accatastare palle di cannone.
Non parliamo dei servizi, spazzare, raccogliere lo scoasse dei cavalli per farne il concime, pelare patate o, se sei in punizione, tocca fare il turno doppio del marmittone, qualcosa come cinquanta pentole e gavette da lavare, tutte incrostate di quello che chiamano cibo.
Quale cibo?
E’ un anno che sono qui e il rancio è un pastone informe che s’incolla ovunque; come mi manca la cucina della mia terra:  una volta al mese mia mamma cucina i casunziei ripieni con le rape rosse ed è subito festa!
Oggi mi accontenterei anche de na ciopa de pan e na scudea dea lat pur di essere a casa.
Ahh…come sono lontani da qui i miei boschi del Cadore! Mi manca tutto!  
Invece la mattina mi sveglia il vocione del sergente  Calandra.
-“Sveglia ammassi di pulci! Sveglia  il sole è già alto, il nemico è alle porte!”
- “Ma quale nemico? I Turchi o i sovversivi?!”-risponde il commilitone della branda accanto che ha fatto le scuole, e tutti ridono facendo arrabbiare di più il sergente.
 E’ il più vecio di tutto il forte, la sua voce arriva dopo il puzzo del suo toscano smezzato che sbuffa tutto il giorno come una locomotiva.
Con noi di leva è duro e si scioglie solo quando tira fuori un po’ di grappa dalla fiaschetta che custodisce nella sue giberna.
Sorseggia e comincia a raccontare.
Pulci ma cosa ne sapete voi  della guerra? Delle azioni di battaglia?! Ora che sono vecio e mi avvicino alla pensione lo posso pure dire: ho seguito Garibaldi, e lo seguirei ancora! Non riesco a darmi pace!  Che sto tranquillo ora con la Venezia Giulia ancora sotto quei porci degli austriaci?!”
Si emoziona e si fa paonazzo, per il tasso etilico e per il patriottismo.
Ma una sola volta ho avuto paura, quando davamo la caccia al brigante Musolino! Vedete quelle montagne oltre i filari delle vigne?
E indica un massiccio fitto di vegetazione verde smeraldo.
Si ma è basso rispetto alle mie Dolomiti!”-azzardo.
Zitto te, che ancora  hai paura dell’umidità dello Stretto! Se entri in quelle montagne  non ne esci mica vivo! Lupi, briganti, indigeni neri, baffuti che vanno a piedi scalzi sulla neve con il carbone in testa! Sai con che occhi ci scrutavano quando passavamo?!?!  Dieci soldi  al mese per prendere insulti  e sputi in faccia dalla gente, che se ci penso bene, tanto torto non ce l’avevano mica.
Brrrr… ancora se ci penso vedo quello sguardo minaccioso e accusatorio.”
Un brivido percorre la schiena di tutti noi tosi. Meno male che tra poco è natale.
Il capitano ci ha promesso lettere, dolci e anche una licenza premio per il capodanno, chi farà  più guardie notturne và in città in licenza, dicono ci siano certe tose!
Io mi sono messo subito in turno farò il 26, 27 e 28 dicembre 1908!








.


Nessun commento:

Posta un commento

Openshop88

Openshop88