mercoledì 21 maggio 2014

"Scaramouche contro l'Armata dei Sonnambuli" l'ultimo sipario dei Wu Ming.

Mano a mano che si assottigliavano le pagine da leggere, avvertivo quella sensazione, così elegiaca, che vive il lettore di fronte allesperienza di arrivare in fondo a qualcosa che lo ha catturato: mi soffermo con lentezzao corro alla fine.
Ma come in tutte le esperienze letterarie, alle quali Wu Ming ci ha abituato in questi tre lustri, la fine non arriva mai con lultima pagina del libro.
Anzi si è portati ad scoprirne altri, avventurandosi in un labirinto di storie degno di Borges.
Se poi lo scenario storico della narrazione è la  Rivoluzione Francese, il campo è smisurato e il rischio di perdersi è pari alla voglia stessa di aprire botolenarrative inesplorate.
LArmata dei Sonnambuli, per ammissione degli stessi autori,  è una cesura storica del loro percorso artistico letterario; proprio per questo la lunga gestazione, Altai del 2009 e'  il loro ultimo lavoro collettivo in ordine di tempo, ha prodotto, grazie alla ponderosa ricerca storica che ci sta dietro, un nuovo oggetto narrativo, stavolta a mio avviso più identificabile.
Il romanzo infatti, si avvicina molto di più al genere di narrazione storica, arricchito per quanto riguarda alcuni personaggi, da una creazione linguistica che è la novità assoluta del lavoro dei Wu Ming.
Partirei proprio da qui, perché laspetto legato al linguaggio, con il quale ad esempio si esprimono i sanculotti dei vari foborghi che animarono i mesi più caldi della rivoluzione, mi sembra non abbia altri precedenti così riusciti se non in quel meraviglioso romanzo epico che è lHorcynus Orca di DArrigo, dove lautore messinese crea proprio un idioma dello Stretto.
Ed è ricca di neologismi ed espressioni popolari torbide  la parlata del vulgo parigino; inutile affannarsi ad interpellare la Crusca, sdozzo, zagno, buridone”, “sbrisga sono termini desunti dal bolognese.
Un  omaggio a Bologna che fa il pari con la scelta di inserire lattore Leonida Modonesi tra i protagonisti della vicenda, un riportare tutto a casa per chiudere unepoca, dalla Frankenhausen di Thomas Müntzer fino a via Verdi, passando per la Costantinopoli di Altai e lAmerica incontaminata dei nativi di Manituana.
Quando Norman Davies uscì nel 96 con la sua Storia dEuropa, analizzando la rivoluzione francese non diede molto spazio al ruolo esercitato dai sanculotti,  esortando in maniera indefinita a ricercare: uninfluenza che non è sempre stata adeguatamente valutata.
Non sappiamo quanto volutamente lo storico inglese abbia invece ignorato gli studi di Daniel Guerin, nelle cui pagine più acute de: La révolution et nousaveva già tracciato quel modello insuperato di rivoluzione democrazia diretta che si sviluppò nei mesi fra il maggio del 1793 e il luglio del 1794, sui quali si concentra proprio la storia narrata da Wu Ming.
Mesi nei quali gli avvenimenti si susseguono in maniera vorticosa, come i cambi di direzione politica che sembrano seguire ora le masse in rivolta del lumpenproletariat parigino, ora le strategie della borghesia che trasformando il terrore sociale in terrore politico finirà per consegnare la rivoluzione nelle mani di uno stato centralizzato, burocratizzato e poliziesco.
Il secondo aspetto che più colpisce è rappresentato dai personaggi femminili. La grande novità dellopera.
Un universo a dire la verità poco esplorato fino ad ora nei romanzi precedenti e colonna portante invece dellArmata dei Sonnambuli.
Storie spezzate e dolorose, aperte come cicatrici che ancora fanno male.
Come quella di Marie Noizère,  tricoutese del foborgo di SantAntonio, che trasforma il rancore di una violenza subita da un signorotto, quando viveva in campagna come serva, in rabbia;   che combatte con i ferri da maglia e anima quella rivoluzione permanente spezzata poi dai tatticismi della Convenzione dominata dai giacobini.
Marie incarna un modello di donna, che seppur delusa dalla vita, non si rassegna ed anche quando è braccata riesce ad unire anime di lotta solitarie, non è una monade eroina, ma è un collante fra i vari personaggi, li attrae, li respinge, li cerca con la sua passione, la sua sete di giustizia, la sua resa di madre infelice che cambia il mondo, ma non riesce ad istaurare una relazione materna con il figlio.
E  in cerca di riscatto sono gli altri personaggi.
DAmblanc spedito nella provincia più profonda dal Comitato di salute pubblica per segnalare  rigurgiti reazionari, finirà per toccare con mano gli effetti devastanti del mesmerismo che aveva conosciuto prima dello scoppio della rivoluzione, e si renderà conto del potere di quella che nel 900 chiameremo biopolitica.
In questo senso la metacitazione dei Re taumaturghi di Marc Bloch, sul quale nel mesozoico feci la mia tesi di laurea, mi ha molto colpito, ma il passaggio da una politica che promette guarigioni ad una che arriva a controllare il corpo è molto breve oltre che attuale.
Leonida Modonesi, attore rimasto senza compagnia e senza teatro, combattente a mani nude nei duelli di giorno, vendicatore mascherato  di notte.
Saltando sui tetti di Parigi,  veste i panni e la maschera  dellinafferrabile Scaramouche, facendo giustizia degli affamatori del popolo.
Il personaggio, così come tratteggiato dal collettivo, sarebbe piaciuto tantissimo al disegnatore Magnus, il nostro infatti, più che ad uno dei Vendicatori della Marvel, rimanda per la sua umanità, per le sue debolezze e talvolta  per la sua goffaggine,  più ad uno dei protagonisti di Alan Ford che ad un supereroe americano.

Una notazione a parte infine meritano  i muschatini, che hanno subito catturato la mia attenzione. Gioventù dorata, teppa sgargiante, vermi brulicanti entro le proprie stesse ferite somigliano tantissimo ai giovani neofascisti degli anni settanta, dediti alla violenza gratuita contro i più deboli, al soldo dei potenti, come accadde per Avanguardia Nazionale che spesso agì sotto la copertura dei servizi segreti Ufficio D.
Giovani che  purtroppo tanto abbiamo conosciuto a Reggio durante e dopo la Rivolta del 70 e che si ripropongono ancora oggi in maniera sfrontata e volgare nelle alleanze fra politica e ndrangheta.
Un romanzo straordinario quindi, che ritorna lì dove è nata la presa di coscienza dei  diritti in Europa e che rimette al centro delle narrazioni quella che per molti è stata,  secondo una fortunata definizione di Browers, la Divina Commedia del mondo laico moderno.








11 commenti:

  1. Lo sto leggendo adesso, sono a pagina 200 e mi piace molto.Visto il tuo commento, ho uno sprone in più per terminarlo velocemente.

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    1. non ti bere l'atto quinto tutto di un fiato lascialo decantare....

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  2. Idem! Sono poco più indietro, ma già preso completamente. E poi qui vado a nozze: una mia fissa fin dalle elementari; San Just e Robespierre erano i miei idoli.
    L'aspetto unico di questo collettivo è la capacità di scrivere e narrare a dieci mani.

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    1. è stata per quindici anni la loro forza...ora credo che il futuro riserverà per loro e per noi lettori qualcosa di nuovo.

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  3. Ce l'avevo in lista, ora sono ancora più impaziente, anche se qui hai fatto un sacco di nomi che io non conosco, ci credo che è bellissimo ;)

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    1. aspetto il tuo parere....dalla lontana Berlino!

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  4. Avevo letto la recensione e lo metto in lista.
    Saluti a presto.

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    1. ottimo Cavaliere....di quanta rivoluzione abbiamo bisogno!

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  5. Sono una delle esperienze intellettuali più forti che abbiamo. Da leggere/studiare/ascoltare (anche un gran disco con questo libro).

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    1. vero...anche il disco Bioscop apre scenari nuovi di narrazioni e musica.

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  6. libro molto bello, letto tutto di un fiato.

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