venerdì 2 maggio 2014

"No Muos: lungo la strada per difendere la Terra. Il mio incontro con le forze dell'ordine."

Ospito la cronaca della giornata di mobilitazione No Muos vissuta con gli occhi di una mia ex studentessa impegnata nel movimento. Per molti giovani, quella di Niscemi, è stata la prima volta  che si sono trovati di fronte alle forze dell'ordine; la storia di ripete a me capitò proprio in Sicilia a Comiso nel corso delle manifestazioni contro la base Nato, erano gli anni '80. La polizia di ieri e quella di oggi, quella della Diaz e quella che applaude agli assassini di Aldro, poco cambia nel tempo.


1 marzo 2014, una data che difficilmente dimenticherò;
 quella mattina in piazza
Duomo a Messina, c'erano due autobus. Ricordo bene i volti dei ragazzi e delle ragazze li presenti, nei loro sguardi non c'era la paura ma la consapevolezza amara e dura di ciò che sarebbe stato. Dopo essere saliti, siamo partiti per Niscemi ci vogliono circa quattro ore per arrivare nel bellissimo sughereto, la distanza per noi è notevole,tuttavia non lo è per le radiazione che presto quelle antenne emetteranno.
Arrivati li, il tempo era migliore, un sole tiepido smorzava gli sguardi gelidi, i bambini davano speranza e coraggio, il rosso delle bandiere era il colore dominante, rosso negli occhi, rosso nella mente. C'era davvero tanto rosso, contrapposto a tanto, tanto nero. Anche il nero era ovunque,davanti dietro, ai lati nero ovunque, non ho mai disprezzato tanto un colore.
Alla partenza del corteo, che non sapevamo bene quanto sarebbe durato, non essendo la manifestazione autorizzata, in testa c’erano le mamme no muos, le donne, le mamme di Niscemi, dietro gli autonomi, i pacifisti, i movimenti, i partiti, i cittadini, non eravamo molti; quando la gente non è convinta delle proprie azioni in genere ha paura.
Si parte, si comincia a cantare per smorzare la tensione, si balla per frenare l'adrenalina, si respira aria, vera aria, pulita e fresca, e la rabbia sale e prende il posto della paure già da suino si vedono in fila le antenne le prime antenne che costeggiano il bellissimo sughereto, si ergono imponenti e forti su di noi, ferro, acciaio, quasi fossero li a dimostrare la potenza ,la superiorità di chi ha il potere, inteso nel modo che può fare e farà in nome del progresso, in nome di un onnipotenza legittimata dal capitale.
Elicotteri su di noi, polizia ai lati quasi come fossimo i peggiori criminali, quando a mio avviso i criminali veri almeno per quel giorno erano molto distanti da noi.
Arriviamo al primo cancello, eravamo noi e loro. Non c'erano vie di mezzo, erano uomini di ferro, coperti dalla testa piedi, noi eravamo fermi, nel volto nel temperamento, le mamme No Muos si erano messe da parte, il corteo era spezzato, mancavano alcuni compagni, di vita e di lotta, e se c'è una cosa, una regola dettata dal cuore, è proprio quella di non lasciare mai un uomo con cui dividi il pane indietro e solo, ci siamo lanciati in una corsa infinita, abbiamo corso come credo di non aver mai corso in tutta la mia vita, faceva freddo, si era già fatta una certa ora, ma non era il freddo non era più la paura, era solo il battito dei cuori il rumore dei passi veloci, e il rosso che ora era evidente e vivido come mai.
Li troviamo erano li circondati, e trattenendo il fiato ci buttiamo, non potevamo fare molto eravamo molti di meno, ma ci difendiamo, difendiamo chi già era a terra ferito, difendiamo chi aiuta i ragazzi a terra. usiamo i nostri corpi come scudi. Li non c'è differenza tra uomo, donna, criminale, loro picchiano indistintamente, per difendere cosa poi l'ordine pubblico? Per me quelle antenne enormi vanno contro l'ordine pubblico.
Il tutto dura poco, non saprei dire quanto non me ne sono resa conto, mi avevano presa anche io ero stata picchiata, ma non sentivo il dolore, penso che l'unico sentimento di cui ero infusa era rabbia e indignazione, sono esperienze che ti segnano che ti cambiano davvero.
Lotte giustificate dallo stato di necessità, è come una droga, se inizi non puoi smettere, non devi smettere per una responsabilità.

Karenza Retez




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