domenica 9 giugno 2013

Blocco 52: Che emozione questo libro! di Luigi Carrera

Che emozione di fronte a questo libro! 
La stessa provata al tempo della lettura di “Il nome della rosa”, “Le memorie di Adriano”, “Portami rispetto”.
Tutte opere che hanno la stessa genesi.
Anche questa parte da un fatto e si apre, costruita a tavolino, alla descrizione ampia di  una societa’ intera.
La costruzione dell’opera, il suo progetto, la definizione degli obiettivi, non tolgono, secondo me, come alcuni sostengono, ispirazione e freschezza narrativa ad un libro, ma, anzi, quando e’ cosi’ ben scritto come questo, al pari di quelli citati, aggiunge molto per la ricchezza della trattazione degli aspetti sociali, politici e culturali, specie in tempi come questi di grafomania dilagante.
Tutto cio’ esaltato dal concorso di tante persone non solo alla struttura, ma alla scrittura, ognuna non rinunciando alle proprie opinioni, alla propria sensibilita’, alla propria cultura.
In un tempo che non e’ fisso, ma fluido, tanti sono gli accenni al presente e all’attualita’ storica.
Viene offerto uno spaccato della societa’ calabrese, in divenire, di un’ampiezza enorme con riferimenti importanti e suggestioni, a volte ammiccanti.
Come la surreale descrizione da parte  dello stesso protagonista dell’agguato fatale subito.
Come non andare con la mente a “47 morto che parla” o a “Uccellacci e uccellini”?
Il riferimento ad Argiroffi, che va esteso, secondo me, ad altri “missionari” (che, cioe’, hanno un rapporto di osmosi con la regione), Zanotti Bianco , o Rohlfs, capitati per caso, ma cosi’ integrati, per il fascino proveniente dalla millenaria cultura della Calabria, da offrire uno sguardo delle cose dall’interno con occhi esterni ai calabresi.
La descrizione dei rapporti tribali della societa’, che sono il massimo dell’individualismo e del cinismo, veri specchi deformanti, per cui, di fronte a fatti come questi, si cerca il movente piu’ rassicurante, quello che impegna e mobilita di meno, quello che, in una sola parola, consente ogni omerta’, perche’ riferito, ad es. a vicende private e intime senza la necessita’ di  personali rimorsi e prese di coscienza.
E’ accaduto, in tempi piu’ recenti, per l’omicidio Valarioti a Rosarno, ma il copione delle reazioni e’ stato in gran parte lo stesso.
Anche se e’ vero che in Calabria le lotte per il riscatto sono state sempre presenti , con un nutrito numero di eroi.
La descrizione dei veleni e degli intrighi all’interno del Partito, con la ricerca costante della copertura ideologica di ogni personalismo e di ogni indulgenza alla propria ambizione.
La presenza, infine, di donne splendide, capaci, nella loro autonomia intellettuale, di opporsi nella sostanza  al loro destino di “figlie, mogli e sorelle”.
Ecco! C’e’ un  ossimoro dichiarato nel libro “il pendolare fisso”, ma ce n’e’  presente un altro, secondo me,
la “diversita’ uguale”, o lo “specifico microcosmo”.
Questa e’ una delle piu’ grandi contraddizioni della Calabria, voler sempre riaffermare, anche con comportamenti molto negativi,  la propria specificita’ e testimoniare sempre una ricchezza di sentimenti e di cultura l’appartenenza forte (vedi gli eroi, gli esterni, le donne, le lotte, i monumenti e la storia) ad una umanita’ piu’ grande, alla “sola moltitudine di Pessoa”.
Ritroviamo, paradossalmente,  la nostra identita’ nell’istante stesso in cui la perdiamo e la vediamo e la riconosciamo in questa piu’ grande esperienza umana.
Nei giorni della presentazione di questo libro a Cinquefrondi, conduceva Prima pagina a Radio 3 Francesco Merlo che, ogni mattina, ci ripeteva un aforisma di Bufalino , circa gli imbecilli che vogliono cambiare  tutto e i mascalzoni che non vogliono cambiare nulla.
Rinchiuderci, esaltare la diversita’, investire in dialetto per es. ,  significa impedire e negare ogni futuro civile, economico, culturale e sociale.

Luigi Carrera




3 commenti:

  1. Non mi resta altro che procurarmelo. Lettura impegnata per quest'estate. Ciao Cirano!

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  2. Rosanna Giovinazzo10 giugno 2013 21:18

    Bellissime riflessioni, quelle di Luigi!

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