lunedì 22 aprile 2013

Siamo un popolo senza memoria. "Messina: a city without memory?" di John Dickie

Siamo un popolo senza memoria, costruiamo da secoli su macerie, seppelliamo i morti e con essi valori, tradizioni e storie; siamo come Sisifo condannati senza saperlo a non avere futuro. Poi fortunatamente arrivano altri.....a rammentare.


 JOHN DICKIE -  MESSINA: "A CITY WITHOUT MEMORY?"

5 commenti:

  1. Un lavoro eccezionale! E' un peccato, come giustamente dici, che questa ricerca della memoria storica sia condotta da un 'non messinese'. Estremamente interessante: chissà quanta storia e quante storie sepolte sotto le fondamenta di quegli orrendi grattacieli o sotto le baracche. Grazie per questo prezioso contributo..

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    1. Mr. scritto da te ha più valore!

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  2. Gran bel documentario. L’ho gustato dal primo all’ultimo secondo. Rivedo i giudizi che nei miei quasi venti anni di “frequentazione” ricorrevano spesso con i professori di storia. Quello del professore Marcello Saija, con il quale ho collaborato per dodici anni, lo conosco bene. Così come quello della professoressa Michela D’Angelo, che mi ha seguito negli anni del dottorato di ricerca.
    E’ vero, Messina è una città senza memoria, rimasta intrappolata sotto le macerie del terremoto insieme a un’antica centralità culturale, commerciale e politica. Senza risalire al periodo spagnolo, basti pensare – tanto per fare un esempio significativo – che Messina ha eletto per tre volte al Parlamento italiano il contumace Giuseppe Mazzini.
    Dopo il terremoto del 1908 sono stati ricostruiti i palazzi in finto Liberty ma l’anima della città è rimasta sepolta per sempre. Il documentario riapre vecchie ferite: troppi ricordi, troppi rimpianti… Consentimi anche un’ultima nota personale. Roberto Ferrara era mio collega di dottorato e leggere il suo nome rinnova il dolore di allora.
    Complimenti all’autore di questo pregevole lavoro e grazie a te, Cirano, che sei sempre attento cercatore di storia e di storie.

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    1. Caro Domenico quello che è accaduto a Messina è paradigmatico in tutto il Sud. Mi dispiace il fatto che inevitabilmente si siano aperte per te le porte serrate di un passato di rimpianti, in particolare di fronte alle miserie umane. Scusami.

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  3. Ho imparato da tempo a convivere con me stesso, con quello che avrei potuto (e voluto) essere e quello che sono.
    Il rimpianto è normale, ma si va avanti, a testa alta, cercando di fare quel che si può, nella soddisfazione delle proprie passioni (scrivere, per esempio: si tratti di un libro, un post o un commento), ma soprattutto nel vivere quotidiano, per essere a posto con la propria coscienza... ecco, da quel punto di vista non sono messo male :-)

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