sabato 21 luglio 2012

"Su due piedi". Camminando con Giuliano Santoro

Ho atteso con pazienza la fine degli inutili "esami di stato" per dedicarmi alla lettura del libro di Giuliano Santoro: "Su due piedi. Camminando per un mese attraverso la Calabria" edito da Rubbettino.
Ho fatto bene ad attendere perché quello di Santoro è un libro che ti fa deragliare, per dirla con Rimbaud, da qualsiasi punto di vista lo si legga.
Non ho avuto scampo. Come calabrese e come vecchio scout camminatore, sono partito per gustare certezze e sono arrivato in fondo con molti interrogativi.
Del resto è quello che tento di insegnare tutti i giorni a scuola, le lezioni, la lettura, la poesia, la filosofia devono scuotere e seminare dubbi ed interrogativi mica dispensare verità preconfezionate.
Per primo, che genere è il libro che ho letto? Un diario di un  novello viaggiatore del Grand Tour? Un'inchiesta a metà strada tra il giornalismo impegnato e la denuncia dei vecchi meridionalisti?
Un libro di memorie? Un libro di filosofia? O magari, quello che a me piacerebbe di più per un progetto futuro, la sceneggiatura per un film.
E' tutto questo insieme.
E ancora il mito del passato, che io considero fondante per chi in Calabria ancora resiste; è vero non bisogna rimuovere il passato, ma neanche, come spesso capita anche a me, mitizzarlo, altrimenti con lo sguardo indietro è difficile darsi nuovi orizzonti e costruire speranze condivise.
Giuliano Santoro, giovane giornalista calabrese da anni residente a Roma, è ritornato a casa  in modo diverso: camminando.
Non è un nostoi omerico e neanche il disilluso Anguilla,  protagonista de La luna e i falò, di Pavese, è altro perchè è veramente un pendolare irrisolto, un narratore che sta  in equilibrio "su due piedi", tra il passato e la post-modernità, tra l'identità e l'universalità, tra la metropoli e la periferia.
Il suo stile, come i suoi contenuti hanno chiari punti di riferimento;  l'autore cita all'interno della narrazione studi, ricerche, musica e storie in maniera lieve senza appesantire il racconto.
"Riguardare" diceva Albert Camus, il più mediterraneo degli scrittori, non è solo guardare con nuovi occhi, ma guardare oltre e guardare ancora una volta, proprio perché mutano gli scenari, gli uomini e le storie.
Un libro quindi da leggere, da condividere, da portare in viaggio impreziosito dall'editing impeccabile della casa editrice e dalle parole della prefazione di WU MING 2.


7 commenti:

  1. http://basta-virus.blogspot.it/
    ti va di essere della compagnia ciao leggo ancora tutte le mail che mi arrivano del tuo blog ti ho sempre seguito ciao

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  2. Ottima la recensione e condivido con il tuo discorso.
    Saluti a presto.

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  3. mi hai incuriosito, lo cercherò in libreria
    ciao

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  4. Ciao, me lo sono segnato anche io perchè sembra proprio un libro interessante. E un giorno scoprirò le terre calabre.

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  5. interessante da calabrese ed da anarchico

    saluti

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    1. in effetti nel testo viene anche ricordata la storia dei fratelli Palamara.

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