domenica 24 giugno 2012

Cosenza sovversiva il sud, i ribelli, la Calabria ti ringrazia.



Il destino di chi lotta è già scritto. Hai dato un nome al tuo nemico. Lo chiami "capitalismo". Faresti di tutto per abbatterlo, partendo da qui, dal posto in cui sei nato e cresciuto. Ti piacerebbe praticare un'altra forma di vita, subito,senza rimandare tutto ad un futuro inverosimile. Quando decidi di stare nei movimenti sociali che si oppongono a questo stato di cose, sai già che andrai incontro a pesanti conseguenze. A nulla servirà piagnucolare, recriminare, invocare il diritto alla rivoluzione che non è previsto dagli ordinamenti dei paesi cosiddetti "democratici", tantomeno nelle dittature. Quando vai coi compagni e le compagne ad urlare sotto i balconi di chi ha gestito i principali consigli d'amministrazione della tua terra seminando solo degrado e povertà , quando fai nomi e cognomi di chi ha devastato la Calabria e si nasconde nelle istituzioni, quando stai dalla parte dei rom e dei migranti, quando occupi spazi sociali e difendi l'ambiente ferito dalle fabbriche di veleni, sai benissimo cosa t'aspetta. Sarai pedinato, perquisito, provocato, arrestato. Rischierai di perdere il posto di lavoro, ti troverai in conflitto con la tua stessa vita ed i tuoi affetti. E allora perchè fai? Esibizionismo, egocentrismo, squilibrio psichico malcelato? No, forse la molla che da dentro ti spinge a rompere le scatole, ha un solo nome: indignazione! E spesso è difficile farlo capire persino a chi ti vuole bene. Diverse volte gli amici più cari t'hanno detto: "Stai attento, adesso hai pure una figlia!". Hai sempre ringraziato, ma risposto con ruvido orgoglio: "E' proprio per lei che lo faccio. Non posso accettare che viva da precaria, senza diritti, in un mondo inquinato. Dunque sei allegro e consapevole. C'è però qualcosa che non t'aspetti. Eppure lo hai letto sui libri di storia, e i compagni più vecchi te l'hanno raccontato. Ma tu quasi non ci volevi credere. Pensavi che esagerassero. Finchè non ti capita davvero. Accade che uomini al servizio della legalità si mettono a farti dispetti, come bambini capricciosi e vendicativi. Inventano inchieste su reati che non hai mai commesso, ti tendono agguati, ti fracassano le ossa. Ti impediscono di prendere un aereo, ma tu avevi in tasca un regolare biglietto e nessun giudice ti ha mai vietato di viaggiare. Ti sequestrano il computer e te lo restituiscono fracassato. Ti fermano all'uscita dal lavoro e ti smontano la macchina davanti ai genitori dei tuoi alunni. Se arriva in questura la telefonata anonima di un pazzo, dicono di avere riconosciuto la tua voce. Qualsiasi inchiesta aprano, ti ci infilano in mezzo. Allora cominci a sentirti perseguitato: stavolta sono i mulini a vento che vengono a bussare alla tua porta. E provi una sorta d'imbarazzo con te stesso, perchè in fondo non hai ancora stracciato la carta d'identità . Rimani un cittadino di questo Stato. Poi in un pomeriggio come tanti altri, incontri l'affetto della tua città , l'abbraccio delle persone che si ribellano, il sorriso di un bambino che stringe il pugno chiuso e lo alza verso il cielo. Così riesci a dare un senso a quel che succede. Ti ricordi l'aforisma di Luca, poeta degli Assalti Frontali: "Senza lotta non so essere felice!". E ti sciogli in una risata. Claudio Dionesalvi sabato 23 giugno 2012

9 commenti:

  1. Sono un servitore dello Stato, non sono Comunista ne mi sento Rivoluzionario, ma queste poche righe , sbagliate o giuste che siano meritano di essere lette e meritano una riflessione soprattutto nella parte relativa alle persone a volte vicine che ti dicono "ma chi te lo fa fare" mettendoti d'avanti i tuoi figli: i figli non sono fatti per nascondertici dietro. Sognare, progettare il futuro sono un dono, un diritto che Dio ha concesso all'uomo e noi lo abbiamo mandato a fa...lo.
    Dionesalvi non condivido la tua visione del mondo ma almeno so che ne hai una e saprò sempre con chi potrò confrontarmi e se necessario litigare per questo. SENZA PALATE PERO', ah ah ah ah ah ah.
    Buaona furtuna!

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    1. Vincenzo grazie per le tue parole; questo è uno spazio libero di confronto e chi ama la nostra Terra e il futuro dei nostri figli avrà sempre diritto di parola.

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  2. I nostri figli si troveranno adulti in un mondo pronto a sfruttarli o a rifiutarli: già anche molti genitori stanno facendo questa fine...Alcuni si sono tolti la vita, altri annaspano e vivono alla giornata fra mille problemi, altri manifestano la loro rabbia e continuano ad opporsi e combattere: alcuni per la loro terra, alcuni per lavoro perduto, altri contro contro i poteri occulti, siano mafie o grosse società finanzarie.. Cos’altro resta da fare ad un padre, ad un uomo che non accetta tutto questo?..

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    1. Hai ragione Mr....non ci resta che lottare.

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  3. Rosanna Giovinazzo26 giugno 2012 15:50

    Sono dei paradossi, kafkiani paradossi, e se ne registrano tanti, più di quanto si possa credere. Ingiustizia della giustizia, ricordando anche il titolo di un libro; ingiustizia di un sistema perverso che punisce, in un modo o nell'altro, quei pochi che sanno indignarsi, veramente, e a fatti, non soltanto a parole. Quei pochi che soffrono di una tremenda idiosincrasia nei confronti degli scempi politico-sociali, ambientali, di costume e altro e, per questo, non sanno tacere. Il loro spirito reclama la parola perché deve farsi altro, oggettivarsi, e si tratta di parola pura, vera e palpitante, lontana anni luce dalla parola mistificata, esclusivo appannaggio di quanti, in questo sistema, ci stanno bene, anzi, benissimo.
    Anch'io sono un servitore dello Stato, ma lo vorrei diverso questo Stato, più giusto, più conforme a quelli che sono i valori di base per la convivenza civile. E così non è. Il potere c'è ed è forte, e chi non sta dalla sua parte, come servitore acritico, ignavo e opportunista, rischia veramente, come dice Dionesalvi, di essere fracassato. Non parliamo di rivoluzione ché é una parola che fa paura e ci ricorda il sangue, ma di cambiamento, rinnovamento, che non sono impossibili, se i coraggiosi come Dionesalvi, ma anche i meno coraggiosi purché indignati nella giusta dose, saranno lasciati liberi di “oggettivare” il loro spirito.
    Solidarietà piena a Dionesalvi.

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    1. io non ho paura della parola "rivoluzione", ma credo in quella "sociale" più che in quella politica che a tutte le latitudini ha creato solo illusioni finite in governi, partiti e parlamenti.
      Il problema è non rimanere soli, non essere una monade, altrimenti si è destinati alla chiusura.
      Non dobbiamo stancarci di fare rete così da "indignarci" insieme ed educare alla libertà i giovani che incontriamo sulla nostra strada ogni giorno.

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  4. Ciao Cirano e piacere di conoscerti, nessuna conseguenza può essere peggiore di questo vivere succubi senza diritti reali!

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  5. Condivido profondamente l'aforisma: senza lotta non so essere felice... sarebbe come non avere una ragione per vivere, in cui credere ed impegnarsi.

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    1. purtroppo molti credono di avere ragioni per vivere ma sono solo effimere....

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