domenica 1 aprile 2012

Romanzo di una strage: alcune note sul film di M.T.Giordana


  Angelo Pagliaro ne discute con Antonio Orlando (insegnante e storico)

Caro Antonio, proprio in Calabria, regione che ha ospitato per decenni i lavori processuali sulla Strage di Piazza Fontana, in questi giorni, si è aperto un dibattito, intriso di grandi preoccupazioni, che ha coinvolto intellettuali, storici e militanti politici sul film di M.T. Giordana
Orlando: Certo è singolare che la nostra sia generalmente considerata una regione “sottosviluppata”, arretrata e marginale, sotto tutti i punti di vista compreso, dunque, quello organizzativo e burocratico però perfettamente in grado di ospitare uno dei processi più controversi e difficili della nostra storia giudiziaria, che non si può celebrare nella sua sede naturale per “legittimi sospetti”. Forse hanno pensato che, essendo periferici, siamo più disponibili alla subordinazione o al compiacimento del potente o ancora che, come società civile, siamo estranei ed indifferenti. Ed invece proprio la mobilitazione di cui parli tu dimostra che avevano visto giusto allora e continuiamo a vedere chiaro anche a distanza di quarant’anni: c’è un filo nero che unisce tutte le vicende da Piazza Fontana in poi; un filo che si dipana da nord verso sud e viceversa e con il quale hanno tentato di strangolare sogni, speranze, utopie, lotte di almeno due generazioni. Non si accontentano di controllare il presente, pretendono, come diceva Orwell, di controllare il passato per poter ipotecare il futuro.


Antonio, hai pubblicato, nel mese di marzo 2011, sul settimanale “La Riviera”, due articoli in cui parli proprio della strage e in particolare riporti brani importanti del racconto che, da oltre 40 anni, Pasquale Valitutti fa della notte in cui Pinelli venne ucciso
Orlando: La testimonianza di Pasquale Valitutti è un faro che, da sempre, è puntato sulle nebbie di questa triste vicenda. Lui non ha mai cambiato versione, ha sempre sostenuto le stesse cose, ha fatto (e continua a ripetere) i nomi di tutte le persone presenti al momento in cui avviene “il volo” dalla finestra di Pinelli. Rimane l’unico testimone estraneo agli ambienti della questura, l’unica voce vera ed autentica, eppure è stato volutamente ignorato e continua ad esserlo. Non potendolo smentire, non potendolo denigrare e non potendo sminuire la sua credibilità, continuano a fare quello che più gli riesce bene: ignorarlo. “Lello” non è un semplice testimone, è un “superstite” nel senso greco del termine e cioè uno che era presente, che i fatti li ha vissuti in prima persona per cui la sua voce non potrà mai essere soffocata perché ci sarà sempre qualcuno che ravviverà la fiammella della memoria.



Eravamo in molti a sperare che questo film potesse rappresentare, come per “I 100 passi”, un ulteriore contributo alla ricerca della verità, un racconto che tenesse conto delle testimonianze dei protagonisti di quegli anni.
Orlando: La forza di un film è indiscutibile, vale più di cento libri, di migliaia di articoli, di interviste o di inchieste. Giordana ha realizzato splendide pellicole, magari alcune  possono non piacere, come per es. “La meglio gioventù”, troppo oleografica ed autoreferenziale, tuttavia i suoi lavori hanno l’indubbio merito di suscitare dibattito, di riaprire discussioni chiuse fin troppo frettolosamente, di riaccendere una speranza. In questa specifica vicenda il regista e gli altri autori non avrebbero dovuto ignorare le voci diverse da quelle ufficiali. Non vorrei che dopo esserci liberati della religione di Stato adesso ci impongano la “storia di Stato”.
Pensi che la verità, come qualcuno auspica, possa venire da una testimonianza tardiva di qualche poliziotto o carabiniere che, la sera del 15 dicembre 1969, era in quella stanza al quarto piano della questura di Milano?
Orlando: Francamente non saprei e, sotto sotto, neppure ci credo. Ci sono due cose che sto cercando, da tempo, di approfondire e che, a mio sommesso avviso, rappresentano la faccia nascosta della luna. La prima questione parte dalla constatazione che i vertici della polizia, della magistratura, della burocrazia, dell’esercito, insomma dell’apparato istituzionale italiano, nel 1969, a 24 anni dalla Liberazione, erano ancora “fascisti” nel senso che tutti i più alti funzionari provenivano dallo Stato fascista ed erano rimasti contaminati. La seconda è che – e lo dico da tecnico – la verità giudiziaria assume forme ed aspetti strani e particolari e viene fuori in maniera tortuosa e sinuosa. La verità storica, invece, non verrà mai da un tribunale, né un tribunale può fare la storia. Non credo che ci sarà tra i poliziotti e i carabinieri un qualche tardivo “Marino”.   

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Antonio Orlando è nato a Cittanova (RC), avvocato, docente di Materie Giuridiche negli Istituti Superiori. Collabora con la Rivista Calabrese di Storia del ‘900. Ha collaborato al Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani (D.B.A.I.). Ha pubblicato: “Il Socialismo sognato diLeonida Repaci”, Cultura 2000 Editrice, Ragusa, 1994;  “Teresa Gullace, moglie, madre e martire”, Cittanova, 1995;  “Il Partito che nonc’è più. Riti e miti del vecchio P.C.I.”,Virgiglio Editore, 1995; “L’Utopia accende una stella…”,Virgiglio Editore, 1998; 

1 commento:

  1. Stai facendo un ottimo lavoro, Cirano.
    Devo dire che Marco Tullio Giordana a me, fino ad ora, è sempre piaciuto molto.
    E non vedo l'ora di vedere quest'ultimo suo film.
    Purtroppo, a questo punto, credo che sarà come ho letto nei tuoi post.
    Comunque, ti saprò dire, appena l'avrò visto.
    Grazie e ciao,
    Lara

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