mercoledì 28 marzo 2012

Giacomo Mancini e la memoria negazionista.


Negli anni ottanta, i giovani camerati del Fronte della Gioventù, dopo aver deposto i gagliardetti tricolori di Salò, lanciarono per un loro convegno nazionale il motto: Che Guevara uno di noi!! Operazione di marketing  postfascista che fortunatamente non ebbe un seguito.
Oggi lo stesso processo di "appropriazione indebita" lo subisce Giacomo Mancini: calabrese, antifascista e padre nobile del socialismo italiano. 

Certo è difficile spiegare ai giovani di oggi che i socialisti del tempo si chiamavano compagni, si salutavano a pugno chiuso e nel loro simbolo, prima del mortuario garofano craxiano, campeggiavano la falce e martello e il sol dell'Avvenire.
Più  difficile concepire  la tre giorni( 31 marzo, 1 e 2 aprile) organizzata a Cosenza per ricordare il decennale dalla scomparsa di Mancini.

I fascisti lo volevano così!!!!!!

A scorrere l'elenco dei nomi, ad esclusione di Paride Leporace, ci s'imbatte in una sfilata di politici, avvocati e giornalisti che poco hanno avuto a che fare con la storia dell'azione e del pensiero manciniano, anzi tra i relatori molti "Boia chi molla", oggi transitati  dalle barricate al doppiopetto in salsa pidiellina.
Siccome amo la storia, fatta di documenti e fonti ho ritrovato per "puro caso" nel mio archivio una raccolta del Candido, 1970-1971, un settimanale diretto da Giorgio Pisanò e finanziato dai servizi segreti  deviati per spargere fango e creare cumuli di menzogne contro chi si opponeva alla rivolta reggina per il capoluogo.
Leggete cosa dicevano allora quelli che ora lo vogliono commemorare. Miserabili calunnie, prove fasulle, parole incendiarie e violente. Ed è solo una rapida selezione.



11 commenti:

  1. ..azz,la verità ha tanti volti,..chissà cos'hanno in testa..questi qua hanno mille risorse ma il cervello conformato in un solo modo..Ipocriti figli di .
    ..bella la rassegna stampa! Un abbraccio.

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    1. si in effetti con tutte queste copertine si potrebbe fare un tuo cassetto confuso....

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    2. Se sapesse che alcuni suoi teorici eredi sono transitati verso l'area PDL per qualche strapuntino di potere e sotto potere, Giacomo Mancini si rivolterebbe nella tomba!

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  2. Interessante indagine storica. Purtroppo l'operazione di infangare la memoria buona di chi ha sempre creduto nella possibilità di una società più giusta, non sembra mai dimenticata.

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  3. In effetti in Italia c'è chi ha la memoria corta ... e la faccia come il culo.

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    1. Se Giacomo Mancini sapesse che certi suoi teorici eredi sono transitati verso l'area PDL per qualche poltroncina di potere o sottopotere, si rivolterebbe nella tomba! Poveraccio!

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  4. In effetti "la faccia come il culo" è proprio la metafora adatta: ad aprile dell'anno scorso l'ex senatore del MSI Renato Meduri, di cui è nota la storia ai tempi dei "boia chi molla", ha rilasciato questa nota: http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&id=94231:cosenza-meduri-qmancini-fu-grande-politico-calabreseq&catid=37:lettere-a-strill&Itemid=99

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    1. Pasqualino ricorderai bene le polemiche legate all'Arena dello Stretto poi ribattezzata Arena Ciccio Franco, con mancini jr. e meduri a lanciarsi accuse incrociate; poi ci ha pensato Scopelliti a mettere tutti d'accordo con assessorati e nomine.

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  5. Bravo, operazioni verità come questo post ne servirebbero ogni giorno. Sto seguendo sui giornali la polemica, fondata, su questa commemorazione-appropriazione di una figura storica del socialismo calabrese e italiano. Penso anche che il peccato d'origine sia nello scellerato patto tra Scopelliti e Mancini jr. Dal loro punto di vista, il superamento di antiche contrapposizioni; dal mio (molto modestamente), la certificazione che la politica non ha più niente di nobile e ideale. La presenza nella giunta regionale del nipote di colui che fu "impiccato" per strada dagli idoli dell'attuale governatore è uno spettacolo semplicemente ributtante. Ma questi sono i tempi. Bui, molto bui.

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    1. Domenico purtroppo la nostra Terra, in queste cose,fa sempre da apripista; la dissoluzione di valori, idee e schieramenti ormai è cosa fatta da anni.

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