domenica 25 settembre 2011

Settembre 1970: Reggio Calabria brucia!


Settembre 1970:  Reggio brucia!
Quarantuno anni fa Reggio Calabria era in fiamme.
La Rivolta  per il capoluogo ha già segnato giornate cruente di scontri tra i dimostranti e le forze dell’ordine.
Ha già fatto la sua prima vittima: Bruno Labate, ferroviere pacifico iscritto alla CGIL; in due mesi la città è stata militarizzata, le scuole trasformate in caserme, lo scontro si è radicalizzato.
L’estrema destra, inizialmente titubante,  ha rotto gli indugi schierandosi con la piazza.
Un’intera città è ribelle alle scelte governative che vogliono Catanzaro capoluogo di regione, “l'ultima grande lotta popolare del nostro Mezzogiorno, la prima lotta "etnica" di fine secolo”, com’è stata giustamente definita da Tonino Perna, è all’acme dello scontro.
A partire dalla fine di agosto la guerriglia urbana si è polarizzata nelle due periferie cittadine del tempo.
Santa Caterina a nord, Sbarre a sud, oltre l’Annunziata e il Calopinace,  i due confini naturali della città, sono le roccaforti principali che saranno espugnate solo nel febbraio del ’71  con l’intervento di mezzi blindati.
Alla fine del viale Galileo che conduce allo stadio, il deposito di locomotive delle ferrovie  brucia. Una molotov ha colpito le cisterne del combustibile.
Inutili sono i tentativi di passare dei vigili del fuoco, che presi in mezzo agli scontri, riusciranno solo il mattino seguente a  domare le fiamme.
Gli scontri vanno avanti dal primo pomeriggio, all'imbrunire il cielo sopra la zona sud della città sempre l’inferno dantesco; le fiamme raggiungo in altezza i vecchi riflettori dello stadio, il cielo è rosso sangue.
Ne sono testimonianza le foto che la coraggiosa Agnese Donato scatterà per L’Europeo.
Al muro del deposito  almeno un centinaio di ragazzi.
Per loro la rivolta, inizialmente vissuta come un gioco, diventa sempre più una scelta consapevole.
Arrampicati guardano l’imponente schieramento  di forze dell'ordine rinculato dentro sulla difensiva.
Per paura di un’  esplosione il commissario  ordina una  carica per tentare di uscire da quella situazione non certo facile.
Avanzano divisi su due file, da un lato i poliziotti  dall'altro i carabinieri  subito bersaglio di una fitta  sassaiola;
Tra i dimostranti si scatena  un fuggi fuggi generale.
Si odono indistintamente degli spari. Dalla prima traversa che incrocia il rione Pescatori una pattuglia di carabinieri è rimasta isolata.
Le successive perizie accerteranno che gli spari provenivano da un moschetto militare in dotazione all’Arma e da due diverse direzioni.
Quando i rinforzi si fanno largo e i dimostranti si disperdono, nel dedalo di viuzze che porta fino alle Sbarre Inferiori, subito ci si rende conto della tragedia.
Quattro feriti gravi e un morto: Angelo Campanella, centrato al collo da una pallottola mentre riposava nella veranda di casa sua dopo una giornata di lavoro.
La notizia si propaga rapidamente: “Una strage! Al Pescatori c’è stata una strage!!”, è la prima voce che giunge alle orecchie di  una città che esplode, si arma e si dirige con decisione verso la questura, al tempo situata in via Correttori, la prima traversa verso il mare di fronte al Duomo.
Solo la fermezza del questore  Santillo, che ordinerà ai suoi uomini di non rispondere al fuoco, e la mitezza convincente  di mons. Ferro, presule della diocesi, riusciranno a non fare sfociare quell’alba in una mattanza.
La morte di Angelo Campanella è la prima vera cesura della rivolta reggina.
La notte del suo assassinio,  è la notte della grande paura, degli arresti preventivi dei leader.
 Franco, Perna e Matacena vengono arrestati.
L’assassino di Angelo Campanella, padre di sette figli, che nulla aveva a che vedere con la rivolta e gli scontri,   non ha ancora un nome.
Lorenzo Messineo, anche lui di rientro dal lavoro e ferito gravemente quella notte, una pallottola gli forò il polmone,  non  venne ascoltato al tempo  per il processo penale, e neanche per il primo grado del processo civile, che vede il Ministero degli Interni sotto accusa; la famiglia Campanella ha  fatto causa per risarcimento danni.
Tra qualche giorno riparte  l’appello, nella speranza che finalmente    si arrivi,  a scrivere una pagina di giustizia e verità.










5 commenti:

  1. Troppi misteri e verità nascoste. Saluti a presto.

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  2. Sperare nella chiarezza e nella giustizia in una città e in una civiltà dimenticate è una vera utopia.

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  3. Una rivolta di popolo che diventa altro quando vi fanno ingresso massoneria, ndrangheta e destra eversiva. O sbaglio?
    Credo che ancora oggi ne paghiamo le conseguenze.

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  4. @ domenico un'occasione mancata...hai ragione ancora ne paghiamo lo scotto.

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