giovedì 24 febbraio 2011

La lezione degli studenti. Storie di ordinaria discriminazione e di splendida solidarietà.

Storia  di un bambino down e dei suoi compagni di scuola.

 down di DONATO MORELLI - Sarebbe veramente un peccato se questa storia non facesse il giro dell’Italia, se non oltrepassasse la Calabria per finire in tutti gli altri posti della Calabria e del nostro paese
 da dove arrivano storie di emarginazione e sconfitta dell’uomo. E’ una storia semplice, accaduta a Catanzaro. La preside di un istituto scolastico della città non vuole impicci durante la gita scolastica e quindi non vuole che ci partecipi uno studente down, che qui, con un nome inventato, chiamiamo Claudio. Si sa, i bambini down creano fastidio, rallentano, mica si può star lì dimenticando che il tempo è danaro. Poi ha tirato fuori l’argomento decisivo:  “Tanto lui è malato, non capisce niente”, ha spiegato ai compagni di classe di Claudio, violentandoli. 
   Siamo a gennaio e la madre di Claudio, appena saputo che la preside sta manovrando per lasciarlo a casa, si fionda nella presidenza, si pianta lì e giura che non se ne andrà fin quando non si metterà fine alla barbarie contro il figlio. La dirigente ha una botta di genio e chiama le forze dell’ordine perché le liberino l’ufficio. Ma quelli lì, invece di mandar via la mamma, intrusa creatrice di disordine, ottengono che Claudio abbia l’autorizzazione per la gita.
   Perdere una battaglia non significa perdere la guerra, deve aver pensato la preside che per nulla intimorita c’ha riprovato. In un momento in cui Claudio mancava dall’aula è entrata lei ed ha spiegato come fare ai ragazzi e ai professori: basta tener nascosti a Claudio i giorni delle gite scolastiche. Poi ha avuto un'altra botta di genio ed ha avvertito: o così o gita annullata per tutti.
   I miracoli o si realizzano al momento giusto o non servono a nulla. Davanti agli occhi increduli della preside s’è alzata una compagna di scuola del bambino down: Se non può venire Claudio non veniamo neanche noi”. La preside avrà pensato alla solita ragazzina selvaggia e solitaria e stava per reagire quando tutti i ragazzi, come fossero uno solo, hanno spiegato, certo con parole loro e (purtroppo) rispettose, che senza Claudio alla gita la preside se ne andasse da sola.
   Questa storia ha avuto il merito di farcela conoscere l’avvocata Ida Mendicino, responsabile del Coordinamento regionale della Calabria per l'integrazione scolastica. Noi le crediamo e non le saremo mai sufficientemente grati per averla condivisa con tutti. E’ bella la storia di Claudio e dei suoi compagni di classe e rattristano le parole della Mandicino: "Purtroppo in questo periodo di gite scolastiche sono numerose le segnalazioni su questi temi, sono in molti a dimenticare gli studenti con disabilità".
   E’ legittimo chiedere che la preside venga spostata, per favore subito, ad un incarico dove le sia impossibile avere rapporti diretti o indiretti con ragazzi e studenti? C’è un problema di organico? Ok, ma via la preside, provvisoriamente, la scuola potrebbe dirigerla la ragazzina che le ha scandito in faccia: “O viene Claudio o non viene nessuno”.

3 commenti:

  1. Per un momento mi ha ricordato la scuola del professor Keating...
    ...fieri di essere calabresi
    saluti Alessandra

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  2. “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma non sono sicuro della prima.”
    Albert Einstein aveva ragione...

    Davvero un bell'esempio per noi giovani, questa Preside....sempre se vogliamo chiamarla ancora Preside!

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  3. Preferisco parlare del protagonista che fa parte di un mondo che ho conosciuto per un bel po' di anni da studente poi da obiettore che mi ha fatto crescere e che ha dato qualità alla mia vita..

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