domenica 21 novembre 2010

A Terreti c'è una scuola.

Negli ultimi due anni i decreti targati Brunetta-Tremonti e la controriforma Gelmini hanno tagliato alla scuola italiana fondi e risorse. Un danno immediato e tangibile; meno ore di lezioni, classi affollate, bilanci all'osso e aumento del precariato intellettuale. Ma c'è di più, accorpando gli istituti scolastici, ne hanno fatto le spese le scuole periferiche e di montagna, quelle con pochi alunni, ma proprio per questo vitali per il terriotrio e per i piccoli paesi. "Se chiudete la scuola mi vedrò costretto a tagliare gli alberi del bosco e con il ricavato pagare le spese per i maestri" aveva minacciato il sindaco di Canolo, un piccolo centro aspromontano in provincia di Reggio Calabria. La sua provocazione ha messo a fuoco la riflessione che volevo proporvi. Se chiudono le scuole in situazioni di marginalità e disagio, questo significa decretare la morte civile dei piccoli comuni. L'abbandono già in atto sarebbe più rapido e lo spopolamento progressivo e inesorabile. In molti luoghi la scuola rappresenta l'unica alternativa educativa al sistema mafioso, l'unica possibilità per bambini e ragazzi di avere una diversa percezione delle istituzioni. Gli alberi sono salvi a Canolo e altri ne stanno crescendo in Aspromonte! E' successo sabato scorso proprio da queste parti, a Terreti, bisogna andare su www.googlemaps.com per rintracciare questo paesino arrampicato tra le valli aspromontane; ed è qui che gli alunni di una scuola di montagna hanno piantato sessanta alberi, a compimento di un percorso che li ha visti protagonisti insieme alle lore insegnanti alla scoperta del legame forte fra la scuola e il proprio piccolo paese.  Jean Giono ci ha insegnato nel suo splendido "L'uomo che pianatava alberi", l'esercizio della pazienza dei tempi lunghi, quando si educa, quando si lotta scegliendo la nonviolenza, quando si piantano alberi per sperare nel domani sapendo che già in quelle piantine così tremolanti dobbiamo intravedere la querce di domani, quelle che sfiorano il cielo e salvano la Terra. Gli altri tagliano....noi non stanchiamo di seminare.
Fabio Cuzzola C. 

1 commento:

  1. Ti ringrazio, Fabio.
    Mi piacerebbe che quello che hai scritto venisse letto soprattutto da tutte quelle persone che vivono a Terreti, e che per assurde e incomprensibili logiche, pur avendo la scuola sul territorio, vicino casa, sacrificano i loro bambini sottoponendoli, fin dalla più tenera età, allo stress del viaggio e a levatacce mattutine, per essere puntuali a scuola a Reggio città, al mattino.

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