martedì 13 luglio 2010

Fuori dalle Barricate!!


Per chi come me è nato negli anni sessanta, la Rivolta fino all’età della coscienza, è stata solo un vago ricordo del gas urticante dei lacrimogeni e una corona d’alloro funebre posta all’angolo del rione Pescatori che, giocando per strada, vedevo rinsecchirsi con il trascorre di settembre.
Nessun racconto, nessuna lezione, nessun libro scolastico ne parlava, nessuna targa o via per ricordare, solo l’urlo “boia chi molla” scandito di tanto in tanto allo stadio.
Poi è arrivato il tempo delle domande, dello studio, della ricerca, spesso nella solitudine di chi soleva ripetere: “ancora la rivolta!? Basta è finito tutto!??”
Già perché trascorso quel drammatico febbraio del ’71, la città si è ripiegata su se stessa, ha eretto delle barricate ideali, contro tutto e tutti, alimentando la cultura del “tutti sono contro Reggio!”, nel tentativo di richiudere ferite profonde.
Sono trascorsi quarantanni ed, anche se siamo nel solco della breve durata, è opportuno cominciare a fare i conti con la nostra storia, come reggini e come calabresi.
Per fare questa operazione è opportuno liberarsi della lente deformante dell’ideologia, che a lungo ha condizionato la possibilità di crescita della nostra Terra e non ci ha permesso una lettura degli avvenimenti serena e costruttiva.
Per questo la storiografia ufficiale ha relegato il sud ad un posto marginale.
Oggi lontano dagli odi del tempo, dal dolore che spinge alla risposta violenta, dalla voglia di scagliare la pietra di Davide contro Golia, bisogna che quell’evento diventi patrimonio della nostra memoria collettiva, in particolare per chi allora per ragioni anagrafiche non c’era.
Solo qualche punto per sviluppare meglio la mia riflessione:
• Fu una lotta per il capoluogo, ma fu anche una lotta contro il potere.Da sempre lo Stato quando non capisce i fenomeni tende a denigrarli, e questo ha finito per esacerbare gli animi dei reggini, anche quelli più pacifici, orientandoli verso il qualunquismo dell’antipolitica.
• Il tema dell’identità, vera e propria bandiera della destra, anello debole per la sinistra del tempo, è ritornato in auge a partire dagli anni novanta, con le esperienze del municipalismo del “glocale”, rivalutando la comunità ed il ripartire dal basso.
• Diciamolo francamente, Catanzaro con il capoluogo non è sicuramente diventata in questi quattro decenni l’epicentro del Mediterraneo, e così non lo sarebbe e non lo è neanche Reggio con l’etichetta “metropolitana”; se ai titoli non aggiungiamo servizi, idee e sviluppo, questi rimangono solo mostrine politiche.
• La storia da sempre è in cerca di verità e giustizia, per le vittime della Rivolta ancora siamo lontani sui due campi. Questo è l’aspetto che come cittadini dovrebbe starci più a cuore. Per prima cosa vorrei ricordare che le vittime non sono tre: Labate, Campanella e Jaconis. A questi bisogna aggiungere il brigadiere Curigliano, l'agente Bellotti, l'alpino Mossini, cittadini morti nel loro esercizio di forze dell'ordine; infine le sei vittime della Strage di Gioia Tauro e non ultimo, come anche riconosciuto da un odg votato dal consiglio comunale di Reggio nel 2005, l'operaio catanzarese Malacaria, ucciso in un attentato mentre partecipava ad una manifestazione antifascista contro la Rivolta. Nessuna di queste vittime ha ottenuto giusitzia, e che ancora è in piedi l'unico processo per una causa di risarcimento a favore della famiglia Campanella intentato contro lo Stato. Il cammino è lungo ma speriamo si possa arrivare in fondo anche con il sostegno dell'amministrazione comunale, che ha finalmente oggi ha accolto un grido di dolore lungo quarantenni e che spesso ha subito solo strumentalizzazioni politiche.
Per ultimo una proposta operativa; a Catanzaro sta sorgendo grazie alla tenacia di un gruppo di giovani intellettuali un archivio della memoria storica a partire dalla digitalizzazione delle carte dei processi su piazza Fontana, il cui ultimo atto si realizzò proprio nella città dei colli…….e a Reggio??!?!??! E’ arrivato il momento di essere operativi, almeno con un archivio o una sezione presso la biblioteca comunale per raccogliere, catalogare, studiare e finalmente liberi infine, narrare.

Fabio Cuzzola

4 commenti:

  1. grande fabio,siamo con te!
    demetrio delfino

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  2. Pienamente d'accordo,soprattutto con il terzo punto!!!!Personalmente, aggiungerei un altro vizio malsano del reggino:L'ESTEROFILIA...
    Ci barrichiamo nelle nostre "Tradizioni",però troppo spesso sento decantare l'erba del vicino,tutto ciò,di certo,non aiuta a sviluppare un sincero senso autocritico nei confronti della nostra storia,dei nostri errori e chi piu' ne ha piu' ne metta!
    Ci spacciamo per colonizzatori,ma in realtà siamo sempre e solo "COLONIZZATI"!!!(In tutti i sensi)
    Detto questo...UN GRANDE "TOI TOI TOI"(Gergo di chi sta spesso dietro le quinte!!!) per il BLOG e il BLOGGER!!!
    Con affetto
    Marily Santoro

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  3. Sono d'accordo che bisogna annoverare tra le vittime della rivolta anche i caduti fra i militari e le forze dell'ordine, Giuseppe Gangemi

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  4. Se molte coscienze hanno deciso di non lasciare questa importantissima pagina di storia nei meandri dell'oblio è anche e soprattutto merito Suo!
    Con profonda stima, Valentina Elia

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