martedì 17 febbraio 2015

Lettera aperta al Presidente della Repubblica. Presidente fermi #labuonascuola

http://lipscuola.it/blog/lettera-presidente-repubblica/

al link per firmare....

Lettera aperta al Presidente della Repubblica contro l’uso distorto della decretazione d’urgenza. Chiediamo che la L.I.P sulla scuola sia ammessa alla discussione parlamentare.

Al signor Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella
c/o Palazzo del Quirinale
00187 – Roma

Egregio Signor Presidente,
nel complimentarci con Lei per l’elezione a Capo dello Stato, desideriamo innanzitutto porgerLe i nostri più sinceri e calorosi auguri di buon lavoro.
Ascoltando il suo primo discorso a Camere riunite, abbiamo particolarmente apprezzato l’attenzione che ha voluto riservare al diritto allo studio e al futuro dei nostri studenti: “garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro”.
Chi le scrive rappresenta il Coordinamento nazionale a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare “Per una buona scuola per la Repubblica”, un insieme che raccoglie attorno a sé decine di migliaia di cittadine e cittadini, insegnanti, studenti, genitori, tecnici di laboratorio, collaboratori scolastici, personale amministrativo, studiosi ed esperti, da sempre fermamente impegnati nella promozione dei valori e dei princìpi incarnati dalla scuola pubblica così come disegnati dalla nostra Costituzione: una scuola accogliente, aperta a tutte e tutti, inclusiva, capace di confrontarsi con le migliori tradizioni europee, garanzia di uguaglianza e pari opportunità nella formazione delle nuove generazioni. Un vero e proprio Organo Costituzionale, come ebbe a definirla l’indimenticabile giurista Piero Calamandrei.
Il nostro impegno per la scuola della Repubblica ci ha portati ad elaborare collettivamente, una Legge d’Iniziativa Popolare nata direttamente dalla passione e dalla sensibilità di chi studia e lavora nelle scuole del nostro Paese: quell’articolato, sottoscritto in modo certificato da oltre 100.000 elettori dieci anni fa, fu affidato a chi è delegato dal popolo a fare approvare le leggi; purtroppo nelle due legislature da allora trascorse, non venne mai discussa.
Riconoscendone ancora oggi l’importanza e l’attualità, negli ultimi mesi, parlamentari di tutte le forze politiche ne hanno riproposto il testo, opportunamente aggiornato: “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia” questo è il titolo del disegno di legge che ne è seguito, presentato sia alla Camera (Ddl 2630, 12/9/2014) che al Senato (Ddl 1583, 2/8/2014), primi firmatari, rispettivamente, Paglia e Mussini.
E’ ormai di dominio pubblico l’intenzione del Governo di procedere, per il riordino del nostro sistema scolastico, con “un decreto in cui ci starà dentro tutto quello che riteniamo utile per la scuola italiana. Lo strumento del decreto ci consente di fare tutto in fretta perché sono molte le riforme che vanno in Parlamento ma poi si perdono in quella palude, quindi non si conclude mai una riforma utile della scuola” (Davide Faraone, sottosegretario alla pubblica istruzione, nel corso della trasmissione radiofonica Fahrenheit, canale pubblico Rai 3, 13 febbraio 2015)
Ci chiediamo e chiediamo a Lei, unica Istituzione legittimata a giudicare in tal senso, se su una materia così complessa e di interesse generale, sia giustificabile il carattere “d’urgenza e di straordinaria necessità” dell’annunciato decreto legge.
Sull’uso abnorme della decretazione d’urgenza Lei si è già opportunamente espresso nel suo discorso di insediamento e già ebbe modo di esprimersi a proposito della Riforma Gelmini (L. 133/2008) quandoscrisse: “Ma il vero colpo di mano, sostanziale, sta nell’aver deciso una questione di questa portata con decreto legge: con poche righe viene travolto l’ordinamento, il modo di essere di un intero settore scolastico fondamentale. In questo modo si è riusciti a eludere confronto, discussione e un vero esame parlamentare”.
Come non essere d’accordo!
Siamo francamente convinti che la nostra proposta di legge, unitamente a quella prefigurata dal Governo, potrebbe avviare in Parlamento un fruttuoso e approfondito confronto, al fine di giungere ad una necessaria e peraltro attesa riforma del nostro sistema scolastico. Dopo i tanti insuccessi del passato, sarebbe più che auspicabile far sì che i rappresentanti del popolo che siedono in Parlamento progettassero il futuro della scuola con quanti, in essa, operano e vivono ogni giorno.
Il Governo, viceversa, pare intenzionato ad includere nel decreto annunciato, non solo la regolarizzazione del personale precario imposta dalla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 26 novembre 2014 – unico aspetto dove il carattere d’urgenza appare indubbiamente giustificato – ma anche “tutto ciò che si riterrà utile per una riforma della scuola”.
Ci appelliamo pertanto al Suo ruolo di Garante della Costituzione e alla Sua sensibilità istituzionale perché intervenga nei modi che riterrà più opportuni, al fine di evitare il rischio di una palese forzatura nell’uso della decretazione d’urgenza inibendo in tal modo anche le istanze di partecipazione dei cittadini.
Auguri di buon lavoro, signor Presidente.
per il Coordinamento nazionale a sostegno della Legge “per una Buona scuola per la Repubblica”:
Antonia Baraldi Sani, Marina Boscaino, Giovanni Cocchi
15 febbraio 2015

martedì 20 gennaio 2015

Diario di Zona. "Trovare un buon libro è sempre un incontro"

Un'immagine della presentazione del libro a Lamezia l'autore con LouPalanca3
Con gli occhi, le parole e la bici di Luigi Chiarella, seguiamo le trasformazioni d'inizio secolo di Torino; naturale per me l'accostamento alla letteratura operaia di un altro grande autore calabrese, Vincenzo Guerrazzi, che negli anni settanta fece epoca con il suo Il Nord e Sud uniti nella lotta.
Ma Yamunin, così si firma nel suo blog, https://yamunin.wordpress.com/  va ben oltre, perchè il suo è un vero e proprio oggetto narrativo indefinibile.
Il libro tra l'altro è inserito in una collana molto interessante diretta da Wu Ming 1,  che rientra in  progetto editoriale di Alegre che potete approfondire qui: http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/10x10-mi-abbono-ad-alegre-e-racconto-altre-storie
Un flusso di citazioni letterarie, musicali, sembra che per ogni zona nella quale è impegnato a lavorare, scorra una colonna sonora, si alternano a slogan letti sui muri e alle targhe in memoria dei partigiani uccisi, patrimonio comune che abbiamo cominciato a disperdere.
L'autore-protagonista porta con sè un doppio fardello, che per certi versi lo accomuna ad Alberto Prunetti,  un altro narratore di vaglia dell'Alegre edizioni,  Yamunin è un operatore  della cultura, recita e scrive per il teatro, ma per sopravvivere si cala nei tombini e nelle cantine di Torino per leggere da precario letturista i contatori dell'acqua.
E' in questo scendere nel ventre molle della metropoli che il racconto si fa più denso, ogni nome, ogni strada, ogni zona, ha una storia, un dettaglio, un incontro che Yamunin fissa con parole che dipingono in maniera fotografica luoghi e persone.
Mi sorprende della narrazione la messe di riflessioni alle quali induce, pur nella semplicità quotidiana del lavoro, mi sorprende la gentilezza e la calma con la quale si ribella, s'indigna con le domande e le parole, ecco Yamunin mi sembra in sella alla sua bicicletta, così provos, una staffetta partigiana delle lotte di oggi.
Anche quando lo sguardo è più distaccato, come nel passaggio della sua escursione in solitaria sulla collina di Superga, si coglie la capacità dell'autore di cogliere prospettive diverse:
"Così dalla collina più alta di Torino traccio una linea che passa dalla basilica di Superga, attraverso lo stivale e arriva al santuario della Madonna di Polsi a San Luca"  sembra Saba in Trieste: potente!

martedì 30 dicembre 2014

El soldatin Bepin. Prima che la terra tremi. Il nuovo racconto dei Lou Palanca.


Lo sguardo sullo Stretto di Messina di Bepin. Disegno di Sabrina Bagnato



    
A quest’ora ero in canottiera  al fiume a pescare con mio zio.Santo Stefano ma quanti pesci ci sono in fondo a questo mare? Mi g’ho paura. Eppure di fronte vedo le luci di Messina che mi danno un po’ sicurezza.
Da dove arriverà il nemico?  Dal Tirreno o dallo Jonio, anche se qui davanti a me si mescolano e non ci capisco più nulla.
Anche se io preferisco lo Jonio, non so perché forse perché  è profondo, celeste e caldo, il Tirreno è freddo blu notte e pieno di bastardelli.
Guardo la cipolla che mi ha regalato il nonno Gino, sono le 5 e 50 fra poco il mio turno di guardia notturno finisce e posso smontare la baionetta.
Me ciamo Benedetto Dal Pozzo, ma tutti qui me ciamano Bepin.
Vengo da una famiglia di segantini,  tagliamo il bosco da generazioni; mio padre, mio nonno, il mio bisnonno tutti segantini.
Usciamo quando il sole ancora non è già sorto e torniamo a casa quando è tramontato, una vita sui monti, ma sotto padrone.
I tronchi che tagliamo sono i migliori, ma ad arricchirsi è solo quel Motta lì di Perarolo che ad aumentare la paga giornaliera non ne vuole sapere.
Sono un fante scelto artigliere del XII battaglione Magenta, brigata “Catanzaro”, classe 1897, una classe di ferro almeno così ci dicono i sottoufficiali che ci fanno marciare tutto il giorno.
Meglio marciare che marcire! Passo! Passo! Cadenza” urlano come  le vacche delle mie malghe.
Ogni tre giorni mi tocca il turno notturno, ah già non l’ho mica detto, sono di stanza al forte Gullì di Arghillà.
Come dite?!?  Non sapete dove si trova?
 Bhè neanche io lo savaria prima della destinaziun, non c’era neppure sulla carta della scuola che mi ha fatto vedere la maestra.
Insomma non so spiegarvelo, ho fatto solo le prime due classi, Arghillà è vicino Reggio in Calabria, dove finisce l’Italia!
Vi sembrerà strano ma preferisco fare la sentinella che marciare, tirare con il moschetto o accatastare palle di cannone.
Non parliamo dei servizi, spazzare, raccogliere lo scoasse dei cavalli per farne il concime, pelare patate o, se sei in punizione, tocca fare il turno doppio del marmittone, qualcosa come cinquanta pentole e gavette da lavare, tutte incrostate di quello che chiamano cibo.
Quale cibo?
E’ un anno che sono qui e il rancio è un pastone informe che s’incolla ovunque; come mi manca la cucina della mia terra:  una volta al mese mia mamma cucina i casunziei ripieni con le rape rosse ed è subito festa!
Oggi mi accontenterei anche de na ciopa de pan e na scudea dea lat pur di essere a casa.
Ahh…come sono lontani da qui i miei boschi del Cadore! Mi manca tutto!  
Invece la mattina mi sveglia il vocione del sergente  Calandra.
-“Sveglia ammassi di pulci! Sveglia  il sole è già alto, il nemico è alle porte!”
- “Ma quale nemico? I Turchi o i sovversivi?!”-risponde il commilitone della branda accanto che ha fatto le scuole, e tutti ridono facendo arrabbiare di più il sergente.
 E’ il più vecio di tutto il forte, la sua voce arriva dopo il puzzo del suo toscano smezzato che sbuffa tutto il giorno come una locomotiva.
Con noi di leva è duro e si scioglie solo quando tira fuori un po’ di grappa dalla fiaschetta che custodisce nella sue giberna.
Sorseggia e comincia a raccontare.
Pulci ma cosa ne sapete voi  della guerra? Delle azioni di battaglia?! Ora che sono vecio e mi avvicino alla pensione lo posso pure dire: ho seguito Garibaldi, e lo seguirei ancora! Non riesco a darmi pace!  Che sto tranquillo ora con la Venezia Giulia ancora sotto quei porci degli austriaci?!”
Si emoziona e si fa paonazzo, per il tasso etilico e per il patriottismo.
Ma una sola volta ho avuto paura, quando davamo la caccia al brigante Musolino! Vedete quelle montagne oltre i filari delle vigne?
E indica un massiccio fitto di vegetazione verde smeraldo.
Si ma è basso rispetto alle mie Dolomiti!”-azzardo.
Zitto te, che ancora  hai paura dell’umidità dello Stretto! Se entri in quelle montagne  non ne esci mica vivo! Lupi, briganti, indigeni neri, baffuti che vanno a piedi scalzi sulla neve con il carbone in testa! Sai con che occhi ci scrutavano quando passavamo?!?!  Dieci soldi  al mese per prendere insulti  e sputi in faccia dalla gente, che se ci penso bene, tanto torto non ce l’avevano mica.
Brrrr… ancora se ci penso vedo quello sguardo minaccioso e accusatorio.”
Un brivido percorre la schiena di tutti noi tosi. Meno male che tra poco è natale.
Il capitano ci ha promesso lettere, dolci e anche una licenza premio per il capodanno, chi farà  più guardie notturne và in città in licenza, dicono ci siano certe tose!
Io mi sono messo subito in turno farò il 26, 27 e 28 dicembre 1908!








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venerdì 14 novembre 2014

Cara on.le Simona Malpezzi mi chiedi cosa penso de #LaBuonaScuola.

Ho conosciuto Simona Malpezzi tre lustri fa in uno scambio culturale Nord-Sud che coinvolgeva le nostre scuole; dopo tanto tempo l'ho incontrata nuovamente, in maniera virtuale su Twitter, con diversi ruoli, io ancora insegnante e lei deputata del PD, impegnata nella riforma #labuonascuola.
Stavolta non più dalla stessa parte della barricata! Interpellato in #DM a dire la mia ho scritto. Attendevo, come promesso una risposta, ma non essendo arrivata e scaduta alla mezzanotte la consultazione, pubblico la mia lettera.


Il sole  non è sorto sullo Stretto di Messina e sono già sulla Salerno-Reggio Calabria, un nastro di asfalto accidentato e pieno di cantieri che negli ultimi nove anni mi  conduce verso la scuola, il liceo classico di Cittanova, un piccolo paese alle falde dell’Aspromonte, l’unico liceo classico della Piana di Gioia Tauro.
Ho dovuto comperare l’automobile e improvvisarmi novello Neal Kassidy, perché come disse una volta il mio amico e collega Peppe Licordari al preside, “ogni giorno superato sulla sull’A3 è un giorno strappato alla morte!”
Eppure nonostante le difficoltà del trasporto, dei consumi, sono 150 km al giorno, è il miglior posto dove poteva capitarmi di entrare in ruolo; i ragazzi vengono da tutti i comuni del circondario, studiano, hanno fame di conoscenza e le famiglie sono dalla parte degli insegnanti.
Resiste in questi luoghi, quell’antico mistero che vede l’insegnante come un punto di riferimento della comunità, una cosa che ormai in città è totalmente scomparsa.
In questi anni ho scoperto, io che venivo dalla paritaria, che una “buona scuola” esiste! E nonostante i dirigenti scolastici, i segretari, la burocrazia  e le politiche governative è rappresentata da insegnanti che ogni giorni si sbattono e si battono per gli studenti.
Professori che vanno a proprie spese a fare summer school formative, nel periodo di ferie naturalmente, che accompagnano “a gratis” studenti in gita, agli stages, a teatro, al cinema, nei musei, all’estero!
Professori che negli ultimi diciannove anni, da quando insegno hanno progressivamente visto erodere non solo le risorse finanziarie delle scuole, ma anche i loro diritti, nel silenzio totale e spesso complice dei sindacati.
Da tre anni sono RSu nella mia scuola, anche se ho cancellato l’iscrizione al mio sindacato, la Gilda, dopo che lo scorso anno di fronte all’ennesimo taglio del Mof, hanno preferito barattare gli scatti che spettavano per diritto con l’ennesimo taglio a quello che una volta era  il fondo d’istituto.
Arrivo alla # buonascuola  e al documento di 136 pagine che ha accompagnato l’attesa dell’inizio dell’anno scolastico in corso.
Mi chiedi cosa ne penso…..
Sono quasi tre lustri che non ci vediamo, altrimenti non mi dovresti dire cosa ne penso, ma cosa mi provoca…
Tanta rabbia, tanta amarezza, un vuoto di parole.
E’ strano ho scritto cinque libri, da tre anni faccio parte di un collettivo di scrittori: Lou Palanca, con il quale scriviamo romanzi, ma non riesco a trovare parole, frasi giuste per dare linfa ai miei pensieri, che sono cattivi e pieni di spleen per dirla con Baudelaire.
E’ possibile che qualsiasi politica posta in essere dai governi sulla scuola debba dipendere dalle emergenze??!
Cerco di sintetizzare:
-          L’assunzione dei precari è dettata dall’incombere della sentenza della corte europea; non è una politica delle assunzioni, altrimenti dovrebbe tenere  conto delle cattedre disponibili . Solo chi non lavora nella scuola non capisce che qualora i precari fossero ammessi in ruolo vagherebbero come zombie da una sede all’altra in un organico funzionale mai sperimentato. In tal senso sarebbe stato efficace eliminare la Riforma Fornero,  una scelta di sinistra per un governo invece sbiaditamente democristiano, con tutto il rispetto per gente e ministri come Misasi che io da  ragazzo ho combattuto e che ora rivaluto alla grande.
-          Fornero…quota 96  ne parliamo?!?! Colleghi vittime di un’ingiustizia relegati in un limbo e costretti ancora a lavorare, invece anche su di loro è calato il silenzio.
-          Meritocrazia….non voglio soldi in busta paga! 60 euro per sgomitare con i miei colleghi e farmi valutare dal dirigente e dal comitato di valutazione, ti prego quelli come noi non pensano neanche a raccogliere “i punti delle merendine” per ottenere qualche elemosina che poi ci succhia la banca dai nostri conti in rosso! Ogni giorno sono valutato dai ragazzi che incontro e dalla mia coscienza e a questi non chiedo premi o aumenti salariali, ma solo quiete e passione  per insegnare ancora! Se ci devono essere più soldi meglio darli alle scuole per realizzare progetti e interventi mirati; ad esempio quando al Sud non arriveranno più in fondi europei dei PON, ci ritroveremo senza più quei fondi che in questi anni ci hanno consentito di dare le patenti ECDL, la certificazione della lingua inglese, di fare gli scambi culturali all’estero.

-          Sorvolo sul balletto indecoroso degli esami di stato…..! Ridicoli, nello specifico il ministro, che dimostra di non conoscere neanche come si svolga un esame di maturità e meno male che accusavamo la Gelmini di ignoranza.

-          Su privati trai tu le conseguenze; la Nike, la Michelin potranno magari investire al Parini o al Beccaria di Milano, ma chi vorrà sponsorizzare il liceo classico della Piana di Gioia Tauro?!?! Non scherziamo, anche le ditte private locali chiudono o sono nella mani della ‘ndrangheta, cosa si fa accettiamo quei soldi? Così “sbiancati” e ripuliti dalle banche?!? Crwounfounding passo perché è tre anni che non faccio comperare le letterature ai ragazzi per far risparmiare le famiglie figurati se oltre il “contributo volontario” gli chiedo soldi per coprire quello che è un loro diritto!

-          Due modeste proposte in campo scolastico: eliminare la Riforma Fornero, dare la possibilità a chi è in cattedra da più di 35 anni di andare in pensione, eliminare il decreto Gelmini sulle classi pollaio (27-31 alunni).

-          Due in campo letterario: leggere Insegnare al principe di Danimarca di Carla Melazzini, e Soli e Insieme di Fabio Cuzzola.

Ci sarebbe molto da dire, anche sulle metodologie di confronto e dibattito che sono state attivate, quando lo sai bene che è tutto già deciso, di fronte al governo, al si della Confindustria, alla fiducia posta e imposta per fare passare la legge di stabilità cosa vuoi che si faccia, mica salta il governo sulla scuola!??! Hanno fallito uomini di scuola come Rossi Doria, stritolati da dinamiche di potere e di partito, vuoi che ascoltino non docenti sfigati che al massimo abbiamo pensato di bloccare uno svincolo autostradale per protestare?!?!

Fabio Cuzzola docente di Italiano e Latino del Liceo Classico “V.Gerace” di Cittanova (RC)




martedì 28 ottobre 2014

L'Armata dei Sonnambuli nel foborgo di Catanzaro.


Qui sotto trovate il file audio della presentazione tenutasi a Catanzaro dell'ultimo libro dei Wu Ming.
Il post è stato possibile grazie alla competenza del blogger Nico Chillemi, http://nicochillemi.blogspot.it/ con il quale condivido la passione per il basket e l'amore per lo Stretto di Messina. 






giovedì 2 ottobre 2014

Quella volta che....Reggina-Cosenza #calciomolotov

Torna il derby Reggina-Cosenza ed è subito narrazione di #calciomolotov

Quella volta che...mio nonno, vecchio cronista con Lettera 22 al seguito, ci raccontava  le trasferte a Cosenza giocate nel campo della Morrone, terra battuta e ombrelli dei tifosi che sforacchiavano la schiena dei nostri giocatori ogni volta che dovevano battere un fallo laterale.

Quella volta...che salimmo con la cremagliera-littorina  da Paola per vedere Brindisi-Reggina, campo neutro, tutto il San Vito amaranto; erano i mitici anni settanta, la prima trasferta di Lou Palanca 2!

Quella volta...che le abbiamo buscate, in campo e fuori; 3 a 1 dopo l'illusione Orlando. Un razzo rossoblu ci  sfiorò clamorosamente;  il mio amico Saverio, detto Beta, ancora conserva la giacca bruciata.

Quella volta che...abbiamo buscato palate e piante dai balconi a Rende; si c'era anche il derby con il paese dei cosentini ricchi, dei Principe! In quell'occasione Lou Palanca  2 scrisse un articolo per il giornale "Forza Reggina" che il severo preside Pitasi  lesse orgoglioso davanti a tutta la scuola.

Quella volta che uno #ScaramouchePunk rossoblu rubò lo striscione dei Position Figthers, un gruppo ultras reggino fondato da Giuseppe Scopelliti, non ancora sindaco di Reggio e governatore della Calabria. Anni dopo Scopelliti non chiederà ai fratelli cosentini Gentile lo striscione, ma messi di voti!


Quella volta che... la nuova stazione ferroviaria di Cosenza tremò al  grido: "Guarda, guarda le bandiere sono amaranto Padre Fedele!";  con il mio gruppo in fondo al nostro cuore  amavamo quel frate di strada e da bravi scouts non ci unimmo alle bestemmie!

Quella volta...che a Cosenza si riunirono tutti i gruppi ultras d'Italia e l'unico presente reggino fu il mitico Barreca, giovane ferroviere emigrato e fondatore del gruppo ultras Warriors Reggio Calabria, anfibi, giacche militari, il Che e un teschio nello stemma! Coraggiosi.

Quella volta che... per odio incrociato e sillogista, Messina-Cosenza, ci gemellammo con il Catanzaro, facendo drizzare i capelli in testa ai "boia chi molla" che gridavano: "ndi futtiri u capolocu e ndi gemellamu, cosi i pacci!!

Quella volta che... in giro per l'Italia con la bandiera amaranto del "Che" ho sognato e ho invidiato le attività sociali degli ultras rossoblu.

Quella volta che... ho capito che anche Piero Romeo e Denis Bergamini fanno parte della nostra storia, quella di un calcio che oggi non c'è più.

LOU PALANCA 2

(Warriors in trasferta a Cosenza)


(L'invasione di Rende, 1981. Foto di Alfredo Auspici)






lunedì 29 settembre 2014

Anime Nere: Il nostro grido liberatorio!

Mai stata così tanto impaziente di vedere un film al cinema. 

Si tratta di “Anime Nere”, tratto dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, famoso scrittore Reggino.

Se n’è parlato molto per mesi, e nel sentire i commenti pochi minuti prima di entrare in sala, l’emozione era già forte; come quando sei consapevole che vivrai un’esperienza ma non sai esattamente cosa aspettarti. 

Questo film mi ha portata in un luogo fin troppo conosciuto, la mia terra,ha parlato una lingua a me familiare e mi ha fatto vedere scene forti tanto quanto la mia realtà mi propone.

Il cast ha interpretato alla perfezione le Anime Nere di questa terra, lasciando alla fine del film in tutti gli spettatori una voragine di paura e dolore, stupore ma anche consapevolezza.  Il regista romano Francesco Munzi, è riuscito a render l’idea di una regione paesaggisticamente meravigliosa quale la Calabria, ma straziata da continui dolori causatidalla malavita organizzata. Ha saputo inoltre ricreare gli affari e gli ambienti in cui si muove la ‘ndrangheta, portandoci da Amsterdam a Milano, lungo la rotta dei grandi traffici di cocaina.

I tre fratelli, protagonisti del film , sono figure molto differenti.

Luciano, il maggiore, è il più saggio: non si occupa degli “affari di famiglia” e vive allevando i suoi animali. E’ taciturno, talvolta sembra vivere in un mondo tutto suo cerca in ogni modo di salvare suo figlio da ciò che lo attende. Sa che la mentalità mafiosa è radicata nella gente che lo circonda e spera fino alla fine che Leo non segua le orme degli zii.

Luigi, impulsivo e “testa calda”, torna ad Africo per confermare la supremazia della famiglia sul clan rivale, proponendo alleanze agli altri boss; non riuscirà nel suo intento poichè viene assassinato. 

Questa uccisione dai tratti drammatici e cruenti darà il via ad un secondo assassinio, quello di Leo che, non ascoltando i consigli del padre, decide di vendicare lo zio, ma viene ucciso prima che possa espletare la sua vendetta. 

Rocco è il simbolo della mafia trapiantata in città, arricchito dai proventi di traffici internazionali; tiene nascosti i suoi affari alla moglie, sottolineando per l’ennesima volta la subordinarietà del genere femminile.

Le donne, difatti, in queste famiglie hanno un ruolo marginale, sono educate all’omertà e sono costrette ad ignorare la causa della morte di un figlio o di un nipote. Vederle indossare abiti neri durante il lutto mi ricorda i passi delle tragedie greche, in cui le prefiche cantano litanie e lamentano le morti strappandosi i capelli e percuotendosi il petto. Vi è, nei paesi del Sud come nell’antica Grecia, la credenza che la malasorte, il destino cinico, non riconoscendoci in quegli abiti scuri e lugubri, mandi le disgrazie in altri luoghi. Possiamo comprendere quanto questi ambienti siano tristemente arcaici e segnati profondamente dall’ignoranza.

Il finale del film è inaspettato. Il comportamento di Luciano evidenzia come tra equilibrio e follia vi sia una linea molto sottile che spesso si spezza tragicamente.

E così, in quelluniverso apparentemente misterioso, il dolore termina in dolore ed è una ciclicità, un vortice senza fine, senza speranza, che coinvolge tutti e non da scampo. 

Questo film è un grido liberatorio di protesta, una denuncia alla cultura delle faide; il mondo intero deve sapere che non vi è esagerazione in “Anime Nere” e che, chi sceglie di appartenere ai clan, o di continuare a starci dentro non vedrà mai la luce, sarà sempre condannato ai bunker, alla sofferenza, al buio.

Le anime nere portano giacche nere.
Le anime nere non mangiano nei ristoranti, piuttosto scuoiano del bestiame e lo cucinano.
Le anime nere muoiono in bare nere.

 

Claudia Bulzomì liceo classico Cittanova


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