sabato 23 maggio 2015

Com'è possibile scrivere collettivamente?!

Con l'uscita del nuovo romanzo dei Lou Palanca, Ti ho vista che ridevi edito da Rubbettino, ritornano puntuali, alle presentazioni, nelle interviste, dialogando con i lettori,  le domande ricorrenti sul metodo e sulla scrittura collettiva.
"Come fate a scrivere insieme?" 
Riflettendo con Lorenzo Teodonio la scorsa estate su queste tematiche siamo giunti a ribaltare la domanda, chiedendoci invece come sia possibile scrivere da soli, non avendo nessuno di noi il talento della scrittura modello fiume in piena di Proust o di Melville, considerando la scrittura anche come un atto politico.
Questo tenendo in considerazione anche il nostro punto di partenza meridiano della Calabria, dove l'individualismo e l'alto tasso di litigiosità hanno spesso zavorrato le migliori energie.
E allora com'è scrivere insieme??!

Come lo Stretto
Come gli occhi dei figli
Come le Radici e le Ali
Come il ritorno di Nicola
Come il Profondo Jonio
Come il primo giorno di scuola
Come la Resistenza
Come un goal dalla bandierina
Come il dolore di Dora 
Come il pianto di Achille
Come gli studenti
Come il passato che non passa
Come la spiaggia di Caminia
Come l'ultimo oplita alla Termopili
Come le lotte di Luigi Silipo
Come il quattro quarti
Come i versi di Neruda
Come il tuo sorriso


domenica 10 maggio 2015

"Dimmi bella proff..." #waterlooscuola

Nel 2015 il governo Renzi approvò una riforma della scuola spaventosa che, oltre a smantellare tutti il sistema democratico della scuola nata dalla Costituzione, dava ampio potere ai presidi di scelta dei docenti. Dalle tenebre della storia riemerge ora un documento raro. E' la risposta di una docente precaria a colloquio col preside. #waterlooscuola


“Dimmi bella proff.
onesta e mora
dimmi la scuola
tua qual è?
tua qual è?!”

Adoro gli studenti del popolo
la mia scuola è il mondo inter
l’insegnamento libero
è la mia fe'
è la mia fe'

 La scuola è di chi la vive
 è un “Faraone” chi lo ignora
 il tempo è dei filosofi
 il tempo è dei filosofi

 La scuola è di chi la vive
 è un “Faraone” chi lo ignora
 il tempo è dei filosofi
 la scuola è di chi ci lavora.

Addio mio Stretto
Gigante Etna addio
madre amatissima
e genitor
e genitor

Io pugno intrepido
per la Comune
come Rosa Luxemburg
saprò morir
saprò morir


 La scuola è di chi la vive
 è un “Faraone” chi lo ignora
 il tempo è dei filosofi
 il tempo è dei filosofi

 La scuola è di chi la vive
 è un “Faraone” chi lo ignora
 il tempo è dei filosofi
 la scuola è di chi ci lavora.




sabato 25 aprile 2015

25 Aprile Sempre!

Martedì scorso abbiamo camminato insieme, studenti e insegnanti, verso la casa natia di Teresa Talotta Gullace a Cittanova, abbiamo percorso, in una sorta di via crucis laica i nostri sentieri partigiani per il 70° anniversario della Liberazione.
Lungo il cammino, canti, letture e narrazioni resistenti, tra questi vi propongo la riflessione di una docente del nostro Liceo.






Nel racconto di Italo Calvino: Ultimo viene il corvo,  c'è un ragazzino, di lui non si sa neppure il nome, ma tutto ciò  con cui viene definito è un semplice epiteto "con la faccia di mela".
Ama le armi, è bravo con il fucile e ha una mira infallibile.
Sparare per lui è un divertimento, un gioco: mirando e colpendo tutto ciò che si trova davanti e che attira la sua attenzione, annulla le distanza tra sè e le cose, quella distanza vuota, finta, che lo sparo riempie, inghiottendo l'aria in mezzo, e che gli dà l'illusione di poter conquistare il mondo e farlo suo.
La sua abilità di tiratore non passa inosservata ed è la ragione per cui viene accolto da una banda di partigiani, alle cui regole però è indifferente e a cui si aggrega senza una vera spinta ideale, senza neanche conoscere le ragioni del conflitto, ma solo perchè, in questo modo, ha l'opportunità di fare ciò che a lui interessa: sparare.
Un leprotto spaventato, pernici, un ghiro, un fungo rosso e velenoso, una grossa lumaca, una lucertola, una rana, una pigna, uccelli in volo: questi sono i suoi bersagli facili, immersi in una natura pervasa da un'atmosfera fantastica e fiabesca, dove della guerra non si sente che un'eco lontana.
Ma il dramma irrompe prepotentemente  nel gioco e il nuovo bersaglio non è più un animale, un fungo, una pigna, ma un uomo, un nemico tedesco, sulla cui giubba è ricamata un'aquila ad ali spiegate.
Un'aquila che per il ragazzo, ignaro che il gioco si sia trasformato in una micidiale strumento di guerra, non è simbolo il simbolo dell'oppressione nazista, ma nient'altro che l'ennesimo uccello in volo, l'ennesimo bersaglio da colpire, forse il più difficile.
Il ragazzo che Italo Calvino sceglie come protagonista del "racconto"" è uno dei tanti ragazzi che, forse inconsapevoli, forse pieni di speranze, forse spinti dalla necessità, combatterono e persero la vita durante la guerra partigiana e il cui nome, probabilmente, non leggeremo mai nei libri di storia.
Il ragazzo non ha un nome, perchè il suo personaggio e la sua vicenda hanno un valore universale, emblematico, una dimensione metastorica.
Un pò come il Piero di De Andrè, anche lui pedina di un gioco disumano e assurdo, in cui spesso è difficile distinguere chi sia il vincitore e chi il vinto, in cui Ettore e Achille sono accomunati da uno stesso tragico destino di fragilità e precarietà.
Quel Piero che se ne va triste come chi deve, col vento che gli stampa in faccia la neve, che dà la vita ed ha in cambio una croce, a cui fatale è un'incertezza, un ultimo sussulto di umana solidarietà e fratellanza.
O come "Il dormiente nella valle" di Rimbaud, che a bocca spalancata, a testa nuda, dorme nel sole, disteso sull'erba, bianco su u letto verde, con i piedi tra i fiori, con un sorriso da bimbo che sta male sulle labbra, con la mano sul petto calmo e con il costato trafitto a destra da due fori rossi, sullo sfondo di una natura luminosa e rigogliosa che, come un ossimoro, è in contrasto con le delicate immagini di morte.
O come uno di quei tanti partigiani, senza nome, donne o uomini che siano, morti tra le montagne, sepolti in un campo di grano, all'ombra di mille papaveri rossi, stringendo in bocca parole  troppo gelate per sciogliersi al sole.
Uno di quei partigiani scalzi e laceri, eppure felici, grazie ai quali oggi voi avete la possibilità di "cantare senza il piede straniero sopra il cuore" di volgere lo sguardo oltre il ponte e intravedere l'avvenire di un giorno più umano e più giusto, più libero e lieto.
Il 25 aprile sarà fra qualche giorno, ma io credo che il 25 aprile sia sempre, tutti i giorni in cui "resistiamo", in cui ci opponiamo a qualsiasi forma di ingiustizia o di oppressione, in cui condanniamo le assurdità e le atrocità di tutte le guerre, in cui riusciamo ancora  a trovare i noi sentimenti solidarietà e fratellanza in cui non rimaniamo indifferenti e ci fa maledettamente male che più di settecento nostri fratelli muoiono in fondo al mare.
Vorrei concludere con le parole di Alistair Noon, poeta inglese, omosessuale e comunista, morte a ventisette anni nella guerra di Spagna, il quale scrisse:
"So bene che combatto per qualcosa che non durerà. Nessun futuro è per sempre. Combatto per avere un passato, perchè un pò della mia vita riposi intatta nell'accaduto."

25 aprile Sempre!
Prof.ssa Margherita Festa

martedì 21 aprile 2015

Catanzaro Libera Catanzaro...prima che sia troppo tardi.

Sono nato in una viuzza del centro storico di Catanzaro. Ho avuto la fortuna di vivere per diversi anni fuori dalla Calabria e di viaggiare molto, in Italia e all’estero. Ovunque e sempre mi è capitato di parlare della mia città: della sua identità, della sua vocazione amministrativa e calcistica, dei suoi pregi e dei suoi difetti, di ciò che mi ha dato e di ciò che mi ha sottratto. Mille volte mi è capitato di spiegare, con un certo orgoglio, che Catanzaro è una città civile, mite, sana. Non ho mai negato che – come tanti altri pezzi d’Italia – essa sia attraversata dal clientelismo, mortificata dalle raccomandazioni, zavorrata dal malaffare, ma ho sempre potuto aggiungere che - a differenza di altre zone del Sud - non è mai esistito un controllo capillare del territorio o una radicata mentalità mafiosa. Catanzaro – concludevo scandendo le parole – è una città Libera.

Mille difetti, dunque, ma non quello della mafia. Almeno fino a poco tempo fa: prima che si scatenassero le minacce, le taniche di benzina, le bombe alle macellerie e via discorrendo. Si fa un gran parlare in questi giorni, delle cause di questa ondata di criminalità, dell’impatto che la ripetizione ravvicinata degli attentati può produrre sulla percezione collettiva, del rumore degli equilibri che si frantumano e del silenzio che invece accompagnerà la loro ricomposizione. Sinceramente, si tratta di riflessioni che mi interessano relativamente. Riflessioni importanti, utili, fondamentali sotto alcuni punti di vista, ma proprie delle forze dell’ordine, della magistratura, degli esperti. A me interessa soprattutto che queste cose accadono, ancor più del perché accadano.
A me interessa, come semplice cittadino, contribuire a salvaguardare il futuro collettivo di questa comunità che si chiama Catanzaro, non dovermi abituare a vivere in una città in cui sia normale che gli stabilimenti balneari prendano fuoco o che i consiglieri regionali debbano vivere con la scorta. C’è un momento in cui un insieme di persone o è una comunità o non è, un momento in cui una città ha una voce unica o è destinata a restare muta per sempre.
            Credo che questo sia il momento di essere, di parlare, di partecipare. Per tali ragioni sarò in Piazza Prefettura – con Libera e con le altre mille associazioni che sostengono questa iniziativa – il prossimo 24 aprile.
E spero che la pizza sia piena di gente, sia colorata, sia rumorosa. Spero che le forze civili della mia città siano all’altezza dei nostri desideri e della tradizione di Catanzaro. E sono fermamente convinto che una piazza piena restituirebbe fiducia ai catanzaresi: fiducia in loro stessi e fiducia in una città che in questi anni è andata ulteriormente sfilacciandosi, impoverendosi, svuotandosi di punti di riferimento e di senso.

Nel parco della biodiversità è esposta una bellissima opera di un grande artista straniero, che raffigura un uomo che misura le nuvole. Venerdì 24 aprile, Catanzaro misurerà il suo grado di libertà, la sua disponibilità alla partecipazione, la sua voglia di futuro.

Nicola Fiorita

giovedì 26 marzo 2015

La relazione sparita dei sindacati sul DDL #LabuonaScuola #WaterlooScuola

Relazione RSU relativa all'€™incontro del 25 marzo dei sindacati con le forze politiche sul ddl Buona scuola presso l'€™auditorium di Via Palermo 10

Intervento Francesco Scrima (Coordinatore del lavoro pubblico CISL)
Il ddl sulla B.S. Contiene provvedimenti che non hanno in alcun modo carattere di urgenza. Le forze politiche devono intervenire con emendamenti per correggere un disegno di legge che in questa veste può fare solo male alla scuola.
Tre sono i punti che richiamano maggiormente l'€™attenzione:
1) La stabilizzazione del precariato: il provvedimento nella sua attuale formulazione mostra di essere stato ideato da chi non ha un reale contatto con il mondo della scuola.
Aver inserito l'articolo 12, con il divieto di stabilizzare il personale che ha lavorato 36 mesi risulta essere una sorta di Jobs Act €œalla trasteverina.
  • Contratto: non si può inserire all’interno del ddl una norma che decontrattualizza il rapporto lavoro trasformandolo in rapporto suddito-sovrano. Le norme contenute nel ddl proseguono nell'€™iter di decontrattualizzazione del rapporto di lavoro avviato dal LGS. 150 del 2009 (Riforma Brunetta)
  • Ruolo del Dirigente: non risulta vero che l’autonomia scolastica non ha funzionato per mancanza di poteri, ma perchè alla scuola sono state sottratte risorse. Occorre riportare un equilibrio dei poteri come sanzionato nella L.275 (n.d.r. “ Al Dirigente scolastico spettano autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane di cui al D. Lgs. 165- 2001, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali (DPR 275-99 arrt.16) secondo una visione sistemica ed una regia unitaria. Ha perciò competenza nell'€™attività  gestionale legata all'€™attuazione del POF, del programma annuale e lo svolgimento dell'€™attività  negoziale. Nella scuola vi deve essere dialogo tra le componenti.
Rino Di Meglio (Gilda)
Dal ddl si evincono diverse criticità
  • I docenti di ruolo di fatto vengono privati del diritto di far domanda di trasferimento per non correre il rischio di essere coinvolti nella mobilità  dell'€™organico funzionale.
  • Come fa un Dirigente a entrare nel merito di tutte le competenze che è chiamato lui solo a valutare? ( si intende per le assunzioni dell' organico funzionale e dei bonus per il merito)
  • E'necessario che il ddl tocchi il tema della stabilizzazione, coinvolgendo tutte le categorie con i diritti e aspettative acquisiti ( compresi gli idonei al concorso 2012 che secondo il ddl rimangono esclusi dal piano di assunzioni e chi ha lavorato 36 mesi nella scuola).
 Massimo Di Menna (UIL)
Il mondo della scuola deve mantenere equilibrio, ma fare pressione perchè il ddl venga cambiato.
In particolare si sottolinea l'€™annullamento del contratto, andando ben oltre il D.lgs. Brunetta che conservava alla materia contrattuale il tema della retribuzione.
Il contratto fermo al 2009 deve essere riaperto poichè la contrattazione è promuovere la partecipazione e la condivisione.
Il problema del precariato deve essere risolto.
Se non si negozia, il rapporto suddito-padrone, che il ddl rischia di introdurre, rovinerà  il mondo della scuola.
 Achille Massenti ( Snals)
L'€™autonomia vuole risorse e non si realizza dando dei poteri ad un organo monocratico che decide senza confronto.Il personale ATA è scomparso dal ddl dove non c'è cenno alle gambe amministrative che non vanno esternalizzate.  Un Dirigente autorevole e non autoritario deve amministrare con armonia. Ci vuole un bilanciamento dei poteri del Dirigente da parte del Collegio docenti e da parte del Consiglio di Istituto perchè il Dirigente ha bisogno dell'€™apporto e del contributo di tutte le componenti.
 Nell'€™art.11 del ddl (Valorizzazione del merito del personale docente) si parla di assegnazione della somma di 200 milioni al personale docente sulla base della valutazione dell'attività didattica in ragione dei risultati ottenuti in termini di qualità  dell'€™insegnamento, di rendimento scolastico degli alunni e degli studenti, di progettualittà  nella metodologia didattica utilizzata, di innovatività  e di contributo al miglioramento progressivo della scuola. Cosa vuol dire? E' piu' bravo il docente i cui studenti hanno ottenuto tutti buoni risultati, cioè sono stati tutti promossi?
 Sono stati aboliti i ruoli provinciali con l'€™istituzione degli albi regionali. Con la costituzione di questi albi regionali sarà  una corsa all'acquisizione di titoli e master ( ma il titolo corrisponde poi all'€™effettiva competenza?) e la scuola sarà  la scuola del conflitto e non quella della società .
 Senatrice Puglisi (Responsabile del governo per la scuola)
 La Senatrice sottolinea che la sua partecipazione all'€™incontro è segno della volontà  di ascolto da parte del Governo per migliorare il testo del ddl. La scelta di fare un ddl invece del decreto Ú proprio un segno di questa volontà di ascolto. Altri governi non hanno mai aperto le consultazioni.
Rispetto al documento  iniziale ci sono dei cambiamenti; alla scuola sono state assegnate non poche risorse e questo è in controtendenza con i Governi precedenti.
 Vi è un messaggio positivo che il Governo ha voluto lanciare sul mondo della scuola cercando di risolvere alcuni dei problemi più urgenti, ad. es. quello della dispersione, che oscilla tra il 17% di alcune regioni al 26% di altre.
 Il ddl vuole dare gambe alla autonomia che è stata varata da un altro governo di sinistra: intende dare ad ogni scuola la possibilità  di prendersi cura del successo formativo degli studenti.
L'€™organico funzionale ci sarà  con l'€™assunzione di 50.000 insegnanti che vengono assegnati alle singole scuole e non assunti dai Dirigenti.
Per il precariato si è iniziato dalla promessa di Fioroni di esaurire le Graduatorie ad esaurimento.
I 23.000 della scuola dell'€™infanzia restano in €œstand-bay e verranno utilizzati per la fascia 0-6.
 L'€™art.12 va rivisto
 Gli insegnanti di II fascia continueranno a lavorare; le graduatorie di Istituto non verranno soppresse perchè per le assenze dei docenti superiori a 10 gg. continueranno ad essere assegnate le supplenze. Questi insegnanti potranno poi fare i concorsi.
 Gli scatti di anzianità  sono rimasti e sono stati previsti 200 milioni per premiare il merito.
Gli interventi dei precedenti relatori non hanno messo in luce che nel ddl è prevista la formazione obbligatoria, che vede la risorsa di 40 milioni per i €œconsumi culturali€.
 Quanto alla questione del Dirigente scolastico, attenzione che €œL'€™ottimo è nemico del buono€; non si possono alzare muri perchè la scuola ha già  pagato. Lo è €œ strapotere€ del Dirigente è la responsabilità€ del Dirigente. Ciò che è scritto nel ddl è diverso dalla proposta Aprea dove si dava la possibilità  di assumere direttamente dalle Graduatorie ad esaurimento. Nel ddl invece il Dirigente seleziona dagli albi personale già assunto per valorizzare la professionalità dei singoli docenti.
Nell'organico funzionale pieno tutti dovranno mettersi in discussione per il successo formativo.
 Onorevole Giordano
Si apprezza la disponibilità  della sen. Puglisi; tuttavia si rileva come nella procedura parlamentare il tempo necessario alla realizzazione di un ddl. Ú di 228 gg., quindi non si può evocare la fretta per indurre alla rapida approvazione, partendo dal presupposto che sono state fatte le consultazioni.
Al centro di tutte le riforme del Governo si ravvisa l’obiettivo comune di verticalizzare il rapporto di lavoro. Occorre farsi le domande giuste per trovare le risposte giuste: a cosa serve la scuola statale?
Questa è la domanda giusta.
 Laura Massillo ( portavoce Fratelli d'€™Italia)
 Occorre dare ruolo agli enti locali in sinergia con il MIUR per trovare altre risorse.
Riguardo l'€™integrazione degli stranieri ciò che tempo addietro veniva giudicato sbagliato ora è presente nel ddl , cioè  l'equilibrio che nelle classi ci deve essere tra €œnativi€ e stranieri.
Sul merito si è tornati all'€™impianto Aprea ed è inaccettabile anche nella nuova prefigurazione.
La carriera va ripensata con altre opportunità  per progredire. Si apprezza il collegamento scuola lavoro previsto nel ddl, purchè non si trasformi in un apprendistato.
 Silvia Chimenti ( portavoce Movimento Cinque stelle)
Si chiede che non ci sia il ricatto da parte del Governo della discussione breve legata al tema delle assunzioni.
Il M5S ha avanzato una proposta che parte dalla  contestazione di tre punti:
  • No all'€™eccesso di deleghe sulla valutazione, il diritto allo studio etc.
  • Assunzioni dei docenti della seconda fascia per evitare contenziosi
  • No alla chiamata diretta da parte dei Dirigenti.
Si fa notare che all'€™art.7 del ddl c'è scritto che i docenti potranno insegnare anche materie diverse dalla loro.
-La proposta deve nascere dal confronto tra le categorie.
-Piano triennale-quinqennale di assunzioni, comprensivo dei docenti di seconda fascia.
-Sanare il guasto creato dalla Legge Gelmini che ha tagliato 90.000 cattedre generando il c.d. fenomeno delle classi pollaio. Solo questa è la terapia per evitare la dispersione scolastica.
Inoltre è opportuno mettere fine alla rigenerazione delle graduatorie, facendo si che dopo la  laurea triennale  segua un anno di tirocinio, con possibilità  di assunzione a seguito di un concorso conclusivo.
 Pantaleo (CIGL)
Risulta evidente che la giornata è ispirata all'unità  del mondo sindacale contro una scelta autoritaria.
Il paese è attraversato dalla povertà e dalla precarietà, investire nella scuola significa dare prospettive ai giovani del paese.
Ci sono dei valori a cui bisogna attenersi nel legiferare:
partecipazione, libertà , cooperazione.
La disponibilità  all'€™ascolto reciproco deve avere dei paletti:
  • Non si può usare il ricatto delle assunzioni per limitare i tempi della discussione
  • La consultazione è stata una €œbufala ( i documenti delle scuole sono rimasti inascoltati, in alcuni casi, negli incontri previsti, le org. sindacali hanno parlato per appena 2 min.), occorre ascoltare e dare un peso reale ai sindacati.
  • Nella bozza iniziale non vi erano i poteri unilaterali attribuiti al Dirigente.
  • Per le assunzioni non si parla di numeri, ma di dignità  delle persone; si è arrivati a 50.000 persone dalle iniziali 150.000 da cui si era partiti.
  • E' scomparso il personale ATA ed altri 2000 assistenti tecnici saranno buttati in mezzo alla strada.
Occorre:
1) Un piano pluriennale per il precariato
2) Tenere aperto un doppio canale di reclutamento
3) Ragionare sulla possibilità  di affidare ad un prossimo concorso le assunzioni future.
 I sindacati non consegneranno ai giudici il potere di decidere sul problema delle assunzioni; sono pronte organizzazioni che speculano sul precariato.
L'€™On. Puglisi non ha convinto; se la scuola pubblica ha continuato a funzionare questo dipende dai docenti e anche dai Sindacati; con questo ddl si rischia di trasformare la scuola da presidio di democrazia in caserma; vi è un ritorno ad un meccanismo centralizzato e non certo un portare avanti l'€™autonomia, con il Ministero e i Dirigenti che diverrebbero i proprietari della scuola.
E' necessario un rinnovo del contratto nazionale con una maggiorazione delle retribuzioni e regole, il tutto con la finalità  di perseguire la solidarietà  e l'uguaglianza.

sabato 7 marzo 2015

#LaBuonaScuola si presenta con la polizia al Liceo Classico!

Chiamatemi Sciotto! Oppure Scionti, o Scotto, così come si confondono spesso i proff. giaculando l'appello.
Aggiungetegli, se preferite, Antonino come mio nonno, bracciante di Anoia superiore mi raccomando, non confondiamo.
Sono arrivato al quinto anno del liceo classico qui a Cittanova, un piccolo paese incastrato tra due valli dell'Aspromonte.
Ho dibattuto in maniera tosta con una prof. d'inglese che bandiva Wilde perché omosessuale, sconfitto le angosce di un amore impossibile, scoperto i Pink Floyd, e finalmente approdato alle soglie del diploma.
So già che il mio futuro sarà lontano da qui sia per studiare, sia per lavorare....almeno spero un giorno.
Catturato dal sacro fuoco della politica ho deciso di candidarmi per fare il rappresentate d'istituto.
Mi sono scottato con la politica,  a tal punto che ho abbandonato gli studi di sax...troppo jazz, mi suona dentro il rock e la poesia, le leggi che ogni giorno vedo violate e le tastiere di  "Rick" Wright che suono in maniera immaginaria durante le spiegazioni e che mi fanno litigare con il mio prof. di Letteratura!
- Sciotto e basta con ste tastiere "gne gne", canzoni lunghissime, il rock deve essere veloce, deve bruciare, il punk, Sciotto ascolta il punk! Hai diciottanni, mica cinquanta!
                   
Ogni mattina un'ora di autobus per pochi chilometri!
- Mancano i servizi, la Regione non paga, - ci ripetono quando saltano le corse e a scuola si arriva in ritardo col fiatone.
Insieme a Carmelo, Carla e Carlo Alberto, abbiamo subito creato il comitato studentesco. 
Lunedì scorso contro il contributo volontario che le scuole chiedono alle famiglie in tutta Italia, a fronte dello svuotamento del fondo che viene erogato dal ministero e ai continui finanziamenti alle scuole private, abbiamo indetto lo stato di agitazione, sfociato con lo sciopero bianco e il sit in.
Alle 11 si diffonde la voce: arriva la polizia!
I proff., che sono con noi, invitano alla calma.
Gli agenti entrano tra la folla di studenti increduli, per noi la polizia è posto di blocco, mitra spianato, il volto repressivo dello stato, del resto qui all'infuori della scuola di stato ne  vediamo poco e per certi versi è meglio così.
Ci portano in presidenza tra le proteste dei docenti, per identificarci e interrogarci.
Nel percorso che si apre a fatica fra gli studenti mi accompagna il mio prof. d'italiano, mi frullano nella testa le parole d'ordine che vuole il governo sulla scuola:
#labuonascuola scrivetelo con l'# sui social,  Slides, hastag, crownfounding, quando ti vogliono fottere scrivono tutto in inglese così la gente non capisce.

- Come si chiama?!

- Chiamatemi Sciotto, Antonino Sciotto, risiedo ad Anoia Superiore e sono colpevole del reato di aver difeso la Costituzione Italiana in assemblea, appellandomi agli articoli 21 e 33!

Lou Palanca 2






martedì 17 febbraio 2015

Lettera aperta al Presidente della Repubblica. Presidente fermi #labuonascuola

http://lipscuola.it/blog/lettera-presidente-repubblica/

al link per firmare....

Lettera aperta al Presidente della Repubblica contro l’uso distorto della decretazione d’urgenza. Chiediamo che la L.I.P sulla scuola sia ammessa alla discussione parlamentare.

Al signor Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella
c/o Palazzo del Quirinale
00187 – Roma

Egregio Signor Presidente,
nel complimentarci con Lei per l’elezione a Capo dello Stato, desideriamo innanzitutto porgerLe i nostri più sinceri e calorosi auguri di buon lavoro.
Ascoltando il suo primo discorso a Camere riunite, abbiamo particolarmente apprezzato l’attenzione che ha voluto riservare al diritto allo studio e al futuro dei nostri studenti: “garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro”.
Chi le scrive rappresenta il Coordinamento nazionale a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare “Per una buona scuola per la Repubblica”, un insieme che raccoglie attorno a sé decine di migliaia di cittadine e cittadini, insegnanti, studenti, genitori, tecnici di laboratorio, collaboratori scolastici, personale amministrativo, studiosi ed esperti, da sempre fermamente impegnati nella promozione dei valori e dei princìpi incarnati dalla scuola pubblica così come disegnati dalla nostra Costituzione: una scuola accogliente, aperta a tutte e tutti, inclusiva, capace di confrontarsi con le migliori tradizioni europee, garanzia di uguaglianza e pari opportunità nella formazione delle nuove generazioni. Un vero e proprio Organo Costituzionale, come ebbe a definirla l’indimenticabile giurista Piero Calamandrei.
Il nostro impegno per la scuola della Repubblica ci ha portati ad elaborare collettivamente, una Legge d’Iniziativa Popolare nata direttamente dalla passione e dalla sensibilità di chi studia e lavora nelle scuole del nostro Paese: quell’articolato, sottoscritto in modo certificato da oltre 100.000 elettori dieci anni fa, fu affidato a chi è delegato dal popolo a fare approvare le leggi; purtroppo nelle due legislature da allora trascorse, non venne mai discussa.
Riconoscendone ancora oggi l’importanza e l’attualità, negli ultimi mesi, parlamentari di tutte le forze politiche ne hanno riproposto il testo, opportunamente aggiornato: “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia” questo è il titolo del disegno di legge che ne è seguito, presentato sia alla Camera (Ddl 2630, 12/9/2014) che al Senato (Ddl 1583, 2/8/2014), primi firmatari, rispettivamente, Paglia e Mussini.
E’ ormai di dominio pubblico l’intenzione del Governo di procedere, per il riordino del nostro sistema scolastico, con “un decreto in cui ci starà dentro tutto quello che riteniamo utile per la scuola italiana. Lo strumento del decreto ci consente di fare tutto in fretta perché sono molte le riforme che vanno in Parlamento ma poi si perdono in quella palude, quindi non si conclude mai una riforma utile della scuola” (Davide Faraone, sottosegretario alla pubblica istruzione, nel corso della trasmissione radiofonica Fahrenheit, canale pubblico Rai 3, 13 febbraio 2015)
Ci chiediamo e chiediamo a Lei, unica Istituzione legittimata a giudicare in tal senso, se su una materia così complessa e di interesse generale, sia giustificabile il carattere “d’urgenza e di straordinaria necessità” dell’annunciato decreto legge.
Sull’uso abnorme della decretazione d’urgenza Lei si è già opportunamente espresso nel suo discorso di insediamento e già ebbe modo di esprimersi a proposito della Riforma Gelmini (L. 133/2008) quandoscrisse: “Ma il vero colpo di mano, sostanziale, sta nell’aver deciso una questione di questa portata con decreto legge: con poche righe viene travolto l’ordinamento, il modo di essere di un intero settore scolastico fondamentale. In questo modo si è riusciti a eludere confronto, discussione e un vero esame parlamentare”.
Come non essere d’accordo!
Siamo francamente convinti che la nostra proposta di legge, unitamente a quella prefigurata dal Governo, potrebbe avviare in Parlamento un fruttuoso e approfondito confronto, al fine di giungere ad una necessaria e peraltro attesa riforma del nostro sistema scolastico. Dopo i tanti insuccessi del passato, sarebbe più che auspicabile far sì che i rappresentanti del popolo che siedono in Parlamento progettassero il futuro della scuola con quanti, in essa, operano e vivono ogni giorno.
Il Governo, viceversa, pare intenzionato ad includere nel decreto annunciato, non solo la regolarizzazione del personale precario imposta dalla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 26 novembre 2014 – unico aspetto dove il carattere d’urgenza appare indubbiamente giustificato – ma anche “tutto ciò che si riterrà utile per una riforma della scuola”.
Ci appelliamo pertanto al Suo ruolo di Garante della Costituzione e alla Sua sensibilità istituzionale perché intervenga nei modi che riterrà più opportuni, al fine di evitare il rischio di una palese forzatura nell’uso della decretazione d’urgenza inibendo in tal modo anche le istanze di partecipazione dei cittadini.
Auguri di buon lavoro, signor Presidente.
per il Coordinamento nazionale a sostegno della Legge “per una Buona scuola per la Repubblica”:
Antonia Baraldi Sani, Marina Boscaino, Giovanni Cocchi
15 febbraio 2015

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